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"Cara sorella, vuoi l'eredità? Prendila pure ma insieme alla mia malattia e alla mia sofferenza"

La risposta dolorosa e toccante dello scienziato Giovanni Ferrajuolo alla sorella Josephine che, in una lettera, fornisce la sua versione dei fatti inerenti la diatriba familiare che la vede coinvolta

Ha assunto dei contorni quasi surreali la vicenda raccontata nei giorni scorsi e riguardante lo scienziato e biologo Giovanni Ferrajuolo affetto da Sclerosi Multipla e finito al centro di una diatriba familiare legata alla gestione del patrimonio di famiglia e del centro medico ereditato dal padre, il dottor Roberto Ferrajuolo. Dopo il nostro articolo, a replicare a quanto dichiarato da Giovanni e dai familiari, è stata la sorella maggiore Josephine. Il medico si è sentito leso nella propria dignità ed ha quindi raccontato la propria versione dei fatti che, come si comprenderà a breve, non collima con quella del fratello, della sorella Mery e della madre Silvana. Per questo motivo il dottor Giovanni Ferrajuolo ha voluto ulteriormente chiarire la questione che suo malgrado lo vede come protagonista.

La lettera

"Prendo atto per l'ennesima volta che mia sorella maggiore Josephine vuole giustificare ciò che non è giustificabile; vuole apparire premurosa e preoccupata per me e per il mio patrimonio quando per tutta la sua vita si è sempre disinteressata di me e, per fare ciò, ha scatenato una battaglia legale solo per le sue brame e per il 'vil denaro', perché in fondo di questo si tratta! Voleva farmi interdire sostenendo che sono di Fatto 'un demente' a causa della malattia, la sclerosi, che mi affligge nel fisico e che mi porterà alla morte tra sofferenze e dolori che quotidianamente sopporto. Purtroppo, per sua sfortuna, la mia mente è lucida ed infatti il Tribunale di Cassino in più sentenze ha accertato la mia capacità. Non voglio scendere in particolari tecnici dietro i quali mia sorella nasconde la meschinità e gratuità morale della sofferenza che scientemente mi sta infliggendo; i tecnicismi li lascio ai miei avvocati che mi stanno difendendo nella sedi a ciò deputate ma in questa sede mi difendo da solo. Cara Josephine che ti sei sempre disinteressata del sottoscritto, che ti preoccupi del mio patrimonio e delle mie quote della società di famiglia che, ne io ne tu abbiamo creato, ma che esiste solo grazie all'immenso sacrificio ed al duro lavoro di nostro padre e di nostra madre, forse tu hai bisogno di proteggere il tuo patrimonio da te stessa e da terzi estranei visto che hai ben pensato di regalare le tue quote ad uno sconosciuto. Se posso relegare nella misera indifferenza le tue brame economiche perché, in fondo, di questo si tratta, invece non posso lasciare nella indifferenza la sofferenza che stai infliggendo a me e a nostra madre che, a differenza tua, mi ha sempre curato amorevolmente con la leggerezza che solo l'amore di una mamma sa dare rendendomi sopportabile una vita come questa. Oggi tu sostieni che mia madre e l'altra mia sorella minore che da sempre mi aiutano e mi curano sopportando con me la mie quotidiane sofferenze fisiche, sono inidonee e non possono garantire l'integrità del mio patrimonio; credo che inidonea sei solo tu. Come più volte ho detto ai vari giudici che mi hanno sentito, io voglio accanto a me solo loro. Nessuno potrà privarmi di questo mio volere. Cara sorella vuoi le mie quote della società? Il mio patrimonio? Prendile pure, ma insieme a loro prendi anche la mia malattia, le mie sofferenze e i miei dolori". 

Le repliche di madre e sorella

Nel contempo sono arrivate le lettere di diffida avanzate dai legali di Mery Ferrajuolo e la madre Silvana Amione, gli avvocati Regina Proietti ed Elisa Tysserand, nei confronti della dottoressa Josephine (che avrebbe riferito nella sua richiesta di rettifica di fatti non inerenti la questione del fratello e coperte da privacy) che integralmente riportiamo: "in qualità di legali vi invitiamo e diffidiamo formalmente dalla pubblicazione e/o diffusione di atti giudiziari inerenti a procedimenti ad oggi ancora pendenti. L'assenza di un provvedimento conclusivo che definisca i giudizi impone infatti la massima riservatezza e vieta qualsivoglia tipo di divulgazione dei medesimi. Osservo che nel procedimento societario Josephine Ferrajuolo non è neppure parte, avendo ceduto le quote del Laboratorio al compagno signor Marcello Canessa, e rinunciando a partecipare alla vita e alla gestione della società di famiglia. Mi limito ad osservare che Giovanni non è parte di tale giudizio e in nessun caso il futuro provvedimento conclusivo avrà efficacia nei di lui confronti. Per onore della verità osservo poi che la sorella maggiore Josephine ha chiesto il gravissimo provvedimento di interdizione nei confronti del fratello che lo priverebbe di ogni libertà giuridica e fattuale.  Tale domanda ovviamente è stata rigettata sussistendo in capo a Giovanni la piena libertà di autodeterminarsi come riconosciuto dalla sentenza (questa si definitiva!) che rigetta la domanda di interdizione e inabilitazione. L'Amministratore di sostegno nella relazione depositata ha riconosciuto ed evidenziato in modo cristallino la piena consistenza del patrimonio di Giovanni che la madre e la mia assistita hanno solo contribuito a tutelare contro ogni accusa infondata di Josephine.  Concludo invitandovi a prender consapevolezza di quanto le donne conviventi con Giovanni si prodighino giornalmente con amore incondizionato e nascondendo l'immenso dispiacere per la vita di un giovane semplicemente stroncata dalla terribile malattia e ad oggi inutilmente tormentata dalle vicende giudiziarie avviate da Josephine e dal suo compagno". 
 

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