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Scienziato affetto da Sclerosi Multipla trascinato in tribunale per l'eredità

L'incredibile vicenda del dottor Giovanni Ferrajuolo di Cassino raccontata dal Tribunale del Malato

L'intelligenza e la sensibilità di Giovanni messe in dubbio per un 'pugno di dollari'. La storia che vi stiamo per raccontare non è tratta da un romanzo western ma dalla cruda realtà di una cittadina di provincia, Cassino (Frosinone), dove vivono i protagonisti di quella che sembra aver assunto tutti i contorni di una vicenda kafkiana.

Giovanni, vittima innocente di una 'guerra dei Rose's', è il fratello più piccolo di tre figli: due donne e appunto un uomo. Intelligente come pochi, studioso ed appassionato di scienze, Giovanni pur essendo stato colpito sin dall'adolescenza dalla Sclerosi Multipla, grave malattia degenerativa che lo ha nel tempo privato dei movimenti, con il sostegno ed il supporto dei genitori riesce a continuare i suoi studi fino a riuscire a laurearsi in Scienze Biologiche con il commosso plauso dei professori di corso che lo vorrebbero come ricercatore di facoltà, a dimostrazione per tutti che la forza di volontà riesce a superare e vincere barriere che sembrano invalicabili.

Una mente forte e luminosa che non si spegne neanche quando prematuramente viene a mancare uno dei suoi sostegni, anzi il proprio pilastro, il padre, il dottor Roberto Ferrajuolo, stimato titolare di uno dei centri medici e diagnostici più importanti del basso Lazio, al braccio del quale tutti ricordano Giovanni prima camminare faticosamente fin poi ad arrancare per recarsi al proprio studio. Un dolore indicibile che viene accentuato dalla lotta interna che inizia tra alcuni componenti della famiglia: l'oggetto del contendere come sempre accade nelle peggiori delle commedie è l'eredità.

"Una delle sorelle, la maggiore, - ci spiegano i familiari - dopo essersi rivolta ai giudici con la richiesta di privare il fratello del proprio posto di lavoro presso la società di famiglia, arriva a chiedere al giudice l'interdizione del dottor Giovanni Ferrajuolo, a suo dire incapace di intendere e di volere e soprattutto non in grado di gestire la sua parte di quote azionarie della società medica". 

È stata così avviata una battaglia tesa a scardinare la stessa volontà del fratello, l'anello debole della catena, minato nell'anima e nel corpo da una terribile malattia che, notoriamente, priva le proprie vittime di tutto tranne che della coscienza di sentirsi esseri pensanti ed intelligenti intrappolati in un corpo. 

Dopo la dichiarazione della perfetta capacità d'intendere e di volere del dottor Giovanni, dichiarata con sentenza e passata al vaglio di tre giudici, un'altra battaglia è stata avviata con gli stessi fini, per riuscire a privarlo almeno di decisioni patrimoniali autonome, potenzialmente scomode per la parte che mira a scardinare la maggioranza detenuta dal resto della famiglia: tra qualche giorno il giudice del tribunale di Cassino, la GOT Raffaella Trovini, che avrebbe già dovuto pronunciarsi avendo ascoltato personalmente la volontà di Giovanni, lo sentirà ancora a distanza di sole tre settimane.

E poco importa che l’Italia abbia avuto l’onore di annoverare quale Ministro della solidarietà sociale uno scienziato affetto da similare malattia neurodegenerativa; poco importa ne soffrisse anche il geniale cosmologo e fisico Stephen Hawking, compianto a livello planetario. 

Il dottor Giovanni Ferrajuolo ha chiesto l’intervento di AISM e Tribunale del Malato per far cessare quella che ormai sta vivendo come una persecuzione "anche da parte di quei giudici dai quali avrebbe dovuto sentirsi protetto - concludono i familiari - e da chi sembra fingere di non capire che un essere umano ha diritto ad autodeterminarsi nonostante la disabilità". 

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