Cassino, indagine immigrati e le frasi choc: "Queste due spelacchiate hanno la febbre"

Le intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere uno spaccato di crudeltà senza precedenti. Uno degli indagati ha acquistato un rasoio per se utilizzando la carte di credito della cooperativa. I soldi servivano per comprare cibo e latte

Si prendeva gioco di due profughe con la febbre alta e che chiedevano aiuto ed acqua. Una delle operatrici di una casa di accoglienza del Cassinate, quella dove si sono registrati i maggiori episodi di abbandono emersi grazie all'indagine "Welcome to Italy" e dove Guardia di Finanza e Polizia hanno trovato una situazione di estremo degrado, non risparmia durante un colloquio telefonico con il presidente della Cooperativa, un noto politico residente a Cassino, epiteti e prese in giro rivolte alle due straniere. E l'ordinanza emessa dal Gip Domenico Di Croce, più che un atto giudiziario sembra essere il copione di uno grottesca commedia di cattiveria e crudeltà.

Gli escamotage

Le conversazioni tra i 25 indagati coinvolti nella scottante inchiesta "Welcome to Italy", portata avanti dalla Procura di Cassino, sono una fucina di 'escamotage' per glissare Leggi e direttive delle Prefetture. Il presidente di una delle cooperative coinvolte, per esempio, acquista un rasoio elettrico per uso personale ma con la carte di credito della struttura e che contiene danaro per acquistare il cibo destinato agli ospiti.

I dettagli dell'operazione

Un comportamento che ha mandato su tutte le furie il commercialista che gestisce le coop. Nonostante le proteste del professionista, però, nessuno degli indagati sembra redimersi. Un altro aspetto che viene che emerge nel corso delle verifiche investigative chieste dal sostituto procuratore Alfredo Mattei, è lo stipendio da oltre 4000mila euro percepito da un altro responsabile di cooperative che, arbitrariamente e senza chiedere pareri ai soci, aumenta il budget a lui destinato: da mille a quattromila euro.

Il controllo dei Nas

O ancora la necessità, visto l'arrivo imminente dei Nas, di comprare coperte e lenzuola per gli ospiti e di reperire una fattura che attesti l'avvenuto lavaggio degli stessi indumenti intimi presso una lavanderia. E ancora la disperazione di un'operatrice d buon cuore che chiede l'acquisto di una stufetta a gas per i venti giovani morti di freddo in una casa fatiscente e senza bagni che, però, sulla carta risulta essere a norma.

Le immagini dei luoghi dove vivevano

E poi colloqui telefonici tra imprenditori di spicco del settore sanitario e colleghi esponenti di partiti contrapposti. Tutti, però, uniti da un sola, unica, bandiera: quella del presunto incasso illecito dei fondi destinati ai profughi.

Il processo

Le indagini, oramai concluse, hanno fatto emergere uno spaccato di degrado sociale a cui Cassino e la provincia di Frosinone, non erano preparate. Nei prossimi giorni, dopo gli avvenuti interrogatori di garanzia, il Gip del tribunale di Cassino dovrebbe fissare la data dell'udienza preliminare. Ulteriori colpi di scena permettendo. 

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