Cassino, marito e moglie condannati per spaccio di droga: tensione in aula, aggredito verbalmente il giudice

La sentenza ha visto come protagonista una coppia residente in città e che era stata arrestata dagli investigatori del Gruppo della Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza

La sentenza di condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione per lui e due anni invece per lei non è piaciuta ad una coppia di Cassino, accusata di detenzione di sostanza stupefacente al fine di spaccio. Una decisione, quella presa dal presidente del collegio penale del tribunale di Cassino, che ha fatto uscire fuori dai gangheri l'uomo. Alla lettura del verdetto lo stesso, nonostante avesse accanto un folto schieramento di forze dell'ordine, ha iniziato ad aggredire verbalmente il pubblico ministero, il dottor Alfredo Mattei nonchè carabinieri e finanzieri. Momenti di tensione che sono stati poi ammortizzati grazie alla professionalità degli investigatori presenti.

Un'indagine difficile e capillare

L'indagine, denominata 'Selva' e portata avanti dal personale del Gruppo della Guardia di Finanza di via Verdi, ha visto come protagonista una coppia di coniugi arrestata nel 2015 dal personale dell'allora comandante, il tenente colonnello Massimiliano Fortino. Mesi di intercettazioni telefoniche ed ambientali per venire a capo di un presunto spaccio di sostanza stupefacente, eroina e cocaina, in casa dei due poi arrestati. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Alfredo Mattei che nel corso della requisitoria, e prima delle richieste di condanna, ha pubblicamente elogiato l'operato delle fiamme gialle.

L'elogio pubblico del magistrato

Ha parlato di 'una vera indagine di polizia giudiziaria con riscontri schiaccianti e prove inconfutabili. Nonostante la delicatezza della situazione e le persone coinvolte. Senza farsi intimorire i Finanzieri hanno portato avanti verifiche e gli accertamenti con grande professionalità'. A conclusione del processo e dopo la lettura della sentenza, la donna si è vista sospendere la pena mentre il marito potrà continuare a beneficiare degli arresti domiciliari. 

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