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Riciclaggio ed evasione fiscale, annullato l'arresto per Enzo e Vincenzo Terenzio

Il tribunale per il Riesame ha accolto la richiesta avanzata dagli avvocati. I due imprenditori erano stati arrestati nelle scorse settimane nell'ambito di una maxi operazione

Sono tornati in piena libertà i due imprenditori di Cassino, Vincenzo ed Enzo Terenzio, padre e figlio, arrestati nelle scorse settimane dalla Guardia di Finanza su ordine di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Cassino. I giudici del tribunale per il Riesame hanno accolto la richiesta degli avvocati difensori e reso nullo il provvedimento di carcerazione. I motivi della decisione saranno noti nelle prossime settimane.

L'indagine

Le misure di custodia cautelare in carcere sono state eseguite nell'ambito dell'operazione 'autoriciclo' portata avanti dalle fiamme gialle del gruppo di Cassino coordinati dal magistrato Valentina Maisto e che ha consentito di individuare  "due distinte associazioni a delinquere, capeggiate da soggetti caratterizzati dall’elevato spessore delinquenziale, già gravati da numerosi precedenti e sottoposti a misure di prevenzione personali e patrimoniali, i quali, peraltro, in passato avevano intessuto legami anche con esponenti di spicco dell’organizzazione camorristica riconducibile al “clan dei Casalesi” - si legge nella nota stampa diramata dalla Procura -. Le citate organizzazioni criminali, attraverso la commissione di plurimi reati, anche di natura fiscale, erano riuscite ad acquisire rilevanti quote di mercato, costituendo delle vere e proprie posizioni dominanti, operando in un regime quasi monopolistico nel settore della commercializzazione di autoveicoli, prevalentemente usati, importati da Paesi membri dell’U.E., con evidenti ricadute negative sul mercato. Il sistema fraudolento prevedeva la costituzione e l’utilizzo di soggetti giuridici creati ad hoc, secondo lo schema tipico delle frodi carosello: società cosiddette “cartiere” venivano interposte tra i venditori esteri ed i reali acquirenti – costituti da autosaloni ma anche privati – al fine di evadere l’IVA sulle cessioni di beni e non versare le dovute imposte sui redditi percepiti.

Le società coinvolte, ubicate nei Comuni di Cassino, Castrocielo e Ceprano, formalmente amministrate da prestanome, venivano di fatto gestite dai dominus delle associazioni, i quali, grazie allo schermo offerto dall’artificiosa costruzione giuridica, sono riusciti ad occultare ricavi conseguiti per oltre 19 milioni di euro, ad evadere l’IVA per 5 milioni di euro e le imposte dirette per circa 8 milioni di euro. Le indagini, condotte sia con metodi tradizionali che con moderne tecniche investigative, hanno delineato la commissione di ulteriori artifizi e raggiri, come l’alterazione del chilometraggio degli autoveicoli per centinaia di migliaia di chilometri, eseguita da meccanici specializzati, che consentiva di rendere i prezzi di vendita delle autovetture ancora più concorrenziali, anche a discapito della sicurezza degli inconsapevoli acquirenti. Emergeva, inoltre, come in alcuni casi le autovetture, già oggetto di precedenti passaggi di proprietà, venivano vendute come se fossero appartenute ad un unico proprietario, ovvero con una fittizia certificazione che attestava l’effettuazione, in data di poco antecedente alla vendita, di una revisione in realtà mai avvenuta. A completamento del complessivo quadro di pericolosità dei principali indagati e dell’illecito sistema di frode realizzato, si inseriscono altre condotte criminose, quali l’estorsione, il riciclaggio e l’abusiva attività finanziaria"

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