Cassino, spari e attentati incendiari: arrestati padre e figlio

Le scene da far west nel quartiere San Bartolomeo sarebbero avvenute per mano del diciottenne. Entrambi avrebbero minacciato e picchiato un uomo reo di non aver saldato un debito

“Estorsione aggravata in concorso, spaccio di stupefacenti, incendio, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione e porto in luogo pubblico di bottiglia incendiaria nonché di lesioni aggravate”. Questi i capi di reati che hanno portato all'arresto di padre e figlio, entrambi di etnia rom. I due, introvabili da giorni, sono stati fermati ieri mattina dai carabinieri del Norm della Compagnia di Cassino. Nei confronti del giovane, poco più che maggiorenne, ci sono pesanti indizi che lo hanno portato ad essere individuato come l'autore di due gravissimi fatti avvenuti nei giorni scorsi a Cassino: l'aggressione a danno di un giovane in via Garigliano e gli spari nella notte nel quartiere San Bartolomeo.

I precedenti

A suo carico, oltre, sono stati appurati altri gravi episodi commessi anche con la collaborazione del padre di 47 anni. Il provvedimento di fermo è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Cassino, che condivideva le risultanze investigative svolte dai militari dell’Arma nell’ambito delle indagini condotte a seguito di un attentato incendiario verificatosi nel decorso mese di marzo, ai danni del proprietario di un appartamento posto in un quartiere della periferia di Cassino. Nella circostanza ignoti avevano dato fuoco alla porta d’ingresso dell’abitazione e danneggiato, forandogli i quattro pneumatici, l’autovettura in uso alla vittima.

La bottiglia incendiaria

Qualche giorno dopo si verificava un ulteriore tentativo di attentato incendiario all’abitazione della vittima. Nell’occorso gli ignoti lanciavano sul balcone della cucina una bottiglia incendiaria contenente liquido infiammabile e predisponevano vicino alla porta d’ingresso dell’appartamento un cumulo di volantini pubblicitari al fine di dargli fuoco. Lanciavano inoltre sul balcone della sala da pranzo uno pneumatico usurato di autovettura con l’intento di dargli fuoco. Le indagini esperite permettevano di acclarare che quanto accaduto era riconducibile al mancato pagamento di sostanza stupefacente, del tipo hashish e marijuana, acquistata dal figlio del proprietario dell’appartamento per la somma di 420 euro, non corrisposta al giovane rom. Gli stessi militari accertavano inoltre che il diciottenne, in data 30 marzo, si era ulteriormente reso responsabile di minacce gravi nei confronti di quella persona, minacciandola di dare fuoco all’abitazione  se non avesse pagato.

L'estorsione

Il padre era perfettamente a conoscenza degli attentati incendiari di natura estorsiva messi in atto dal figlio, in quanto poneva in essere un’autonoma condotta minacciosa e violenta al fine di costringere la vittima a pagare il debito di droga in favore del figlio. In un’occasione, tramite un soggetto in via di identificazione, aveva fatto colpire al volto il giovane con un pugno, tanto da procurargli lesioni, al fine di intimorirlo a pagare quanto dovuto.  

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