Cassino, voto di scambio: due nuovi indagati 'incastrano' il consigliere comunale

Il colpo di scena è arrivato nella giornata di ieri, in Commissariato, con l'interrogatorio di un uomo e una donna che hanno 'vuotato il sacco'

L'indagine sul presunto voto di scambio a Cassino prosegue senza sosta e nella giornata di ieri c'è stata una vera e propria accelerata da parte della Procura di Cassino e della Polizia di Stato.

Due nuovi indagati

In commissariato si è svolto l'interrogatorio-fiume di due persone, un uomo e un donna, iscritti da pochi giorni nel registro degli indagati (come atto dovuto), che avrebbero dimostrato con messaggistica e immagini di essere stati a loro volta 'gabbati' dalle promesse elettorali (inerenti le elezioni amministrative del 2019) del consigliere comunale di maggioranza Tommaso Marrocco, indagato unitamente all'imprenditore del settore sanitario, Francesco Mosillo, nell'inchiesta per presunta 'corruzione elettorale' avviata lo scorso mese di luglio dai magistrati Roberto Bulgarini Nomi ed Emanuele De Franco. I due, accompagnati dal loro legale di fiducia, l'avvocato Francesco Malafronte, hanno rilasciato spontanee dichiarazioni che avrebbero fatto emergere un 'modus operandi' collaudato.

I voti garantiti

In cambio di un pacchetto di cinquanta voti, hanno sottoscritto nel verbale, avrebbero avuto in cambio un'occupazione all'interno di una struttura medica o residenziale. Una promessa mai mantenuta visto che entrambi sono ancora disoccupati. L'inchiesta prosegue nel massimo riserbo anche perché ci sono degli aspetti che devono essere ancora ben approfonditi. Le posizioni di altri personaggi, al momento estranei, potrebbero essere vagliate.

L'omertà

L'elemento che accomuna le tre persone che hanno denunciato la presunta corruzione (i due nuovi indagati e la donna che a luglio, con il suo racconto alle telecamere di Tanfuk, ha dato il via alle indagini) è uno : vivono tutte in una zona periferica di Sant'Angelo in Theodice dove la conoscenza tra residenti è quasi obbligatoria. Gli inquirenti non credono al fatto che molti fossero all'oscuro di quanto stava accadendo durante la campagna elettorale. 

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