Morto per nonnismo, ciociaro indagato per l'omicidio di un ex paracadutista

La Procura militare ha concluso l'inchiesta sul decesso di Emanuele Scieri avvenuto nel 1999. In tre rischiano il processo. Nei guai anche il caporale Luigi Zabara di Castro dei Volsci

Ucciso per nonnismo. Ventuno anni di indagini per arrivare a stabilire che dietro la morte di Emanuele Scieri, giovane parà morto il 13 agosto del 1999 nella caserma 'Gamerra' di Pisa, ci fosse la mano di tre commilitoni. A rispondere di "violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso" sarà anche un ex caporale della Folgore residente a Castro dei Volsci, Luigi Zabara. Gli altri due indagati sono residenti nelle province di Roma e Rimini. Secondo quando ricostruito dalla Procura militare di Roma, quel nefasto giorno d'estate, il povero Emanuele Scieri fu oggetto di una punizione perché sorpreso dai tre superiori al telefono. Il magistrato Marco De Paolis è convinto che i tre percossero il sottoposto e poi lo costrinsero a salire su una torre da cui lo fecero cadere e lo lasciarono agonizzante a terra. 

Il fatto

Il gravissimo episodio di nonnismo, secondo le indagini, avrebbe avuto inizio la notte del 13 agosto 1999, "tra le 22.30 e le 23.45", quando i tre incontrarono Scieri mentre stava per fare una telefonata col suo cellulare, poco prima di rientrare in camerata. Lo fermarono e, qualificandosi come caporali del Reparto corsi e suoi superiori, gli contestarono di aver violato le disposizioni che gli vietarono di utilizzare il cellulare. Subito dopo ("abusando della loro autorità"), lo costrinsero a "effettuare subito numerose flessioni sulle braccia e mentre le eseguiva - si legge nell'avviso di conclusione indagini - lo colpivano con pugni sulla schiena e gli comprimevano le dita delle mani con gli anfibi, per poi costringerlo ad arrampicarsi sulla scala di sicurezza della vicina torre di prosciugamento dei paracadute, dalla parte esterna, con le scarpe slacciate e con la sola forza delle braccia". 

L'atto disumano

Mentre Scieri stava risalendo, "veniva seguito dal Caporale Panella che, appena raggiunto, per fargli perdere la presa, lo percuoteva dall'interno della scala e, mentre il commilitone cercava di poggiare il piede su uno degli anelli di salita, gli sferrava violentemente un colpo al dorso del piede sinistro; così facendo, a causa dell'insostenibile stress emotivo e fisico subìto, provocato dai tre superiori, Scieri perdeva la presa e precipitava al suolo da un'altezza non inferiore a 5 metri, in tal modo riportando lesioni gravissime": fratture alla sesta vertebra dorsale, traumi vari alla testa e ad altre parti del corpo. "Constatato che il commilitone, sebbene gravemente ferito, era ancora in vita - scrive sempre la Procura - lo abbandonavano sul posto agonizzante e ne determinavano la morte" che, sempre secondo la procura, avrebbe potuto essere evitata con un immediato soccorso.

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La consulenza della Cattaneo

Ad esaminare i resti riesumati del giovane militare ed a ricostruire le cause della morte è stata la professoressa Cristina Cattaneo, ordinario di medicina Legale all'Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof - Laboratorio di antropologia e odontologia forense. La dottoressa Catteneo con la sua relazione è riuscita ad individuare il luogo dove Serena Mollicone, studentessa di Arce, assassinata nel 2001, è stata aggredita e lasciata morire soffocata: nella caserma dei carabinieri del piccolo paesino ciociaro.

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