Ceccano, niente sigilli al depuratore Asi: negato il sequestro richiesto dalla Procura distrettuale antimafia

Anche il Tribunale del riesame di Roma, dopo il Gip, non ha ritenuto di dover adottare tale misura per l'impianto al servizio dell'agglomerato di Frosinone, finito sotto inchiesta nel 2018 per inquinamento e traffico illecito di rifiuti in assenza di Aia

Il Tribunale del riesame di Roma, rigettando l’appello proposto dalla Procura distrettuale antimafia della Capitale, ha negato nuovamente il sequestro del depuratore Asi di Ceccano. L’impianto consortile che, al servizio dell’agglomerato civile e industriale di Frosinone, era finito sotto inchiesta nel 2018 per i reati di inquinamento ambientale, traffico illecito di rifiuti ed esercizio dell’attività in assenza dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). 

La stessa Procura, a conclusione delle indagini e a sostegno delle proprie ipotesi, aveva per l’appunto richiesto anche di sequestrare in via preventiva il depuratore di Colle San Paolo e di nominare contestualmente un amministratore giudiziario in luogo del proprietario, il Consorzio Asi, e del gestore, la società in house AeA. Richiesta che non era stata già accolta in prima battuta dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Roma.  

Gli avvocati Salera e Marzi-2Nel corso del procedimento di riesame, poi, il collegio difensivo dei due enti – costituito dagli avvocati Sandro Salera, Domenico Marzi, Vincenzo Pastorino e Paolo Marandola – ha prodotto una serie di memorie e documenti nonché una lunga discussione orale riuscendo a dimostrare di nuovo "la assoluta correttezza della gestione del depuratore - evidenziano dallo Studio legale Salera - e l'infondatezza delle misure richieste" dal Pubblico ministero presso la Dda di Roma, Dr. Alberto Galanti.  

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Un nuovo diniego, dunque, a seguito dell’articolata indagine diretta dal PM e condotta dal Corpo Forestale dello Stato unitamente all’Arpa Lazio. Un’inchiesta che ha messo in discussione l’intera gestione del depuratore Asi di Ceccano, nell'occhio del ciclone anche per la "questione puzza",  ma che in tribunale continua a non portare all’autorizzazione all’apposizione dei sigilli.  

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