Ceprano, parroco colpevole di violenza sessuale su un bambino, 'graziato' dalla prescrizione

Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza emessa nei confronti di Gianni Bekiaris. Il pubblico ministero aveva chiesto sette anni di carcere, ma il presule è stato prosciolto

Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza del processo contro Gianni Bekiaris il parroco di Ceprano accusato di aver violentato un suo parrocchiano da quando aveva otto anni e accusato di avergli procurato, per le violenze ripetute, un danno psichico insanabile. Il Tribunale in composizione collegiale, dopo aver anche acquisito con rogatoria il decreto di condanna del tribunale canonico, ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione per entrambi i capi d’accusa, ma ha comunque ricostruito i fatti e ne ha confermato la veridicità “per linearità e per logicità” delle dichiarazioni rese.

Per il tribunale il parroco è colpevole

Il Tribunale non ha dubbi: Gianni Bekiaris è responsabile di abusi sessuali compiuti sulla vittima fin da quando aveva otto anni. Il parroco di Ceprano ha continuato a violentare il ragazzo anche quando era diventato maggiorenne “approfittando delle condizioni di inferiorità psichica” che egli stesso aveva determinato con gli abusi ripetuti, consapevole che la malattia indotta ne “minava la capacità di autodeterminazione”.

Il ruolo dei testimoni

I testimoni chiamati dal Bekiaris, non solo non hanno minimamente inciso sulla ricostruzione dei fatti, ma non hanno nemmeno minato la credibilità della parte civile, che, secondo il Collegio, resta attendibile per tutti gli episodi verificatisi prima della insorgenza della malattia. Ed è da qui che il quadro della narrazione della parte civile si modifica. Tra il 2004 e il 2005 infatti si conclama la malattia psichica quale conseguenza degli abusi, e la narrazione per la parte civile diventa più difficile. I giudici riferiscono come i consulenti abbiano chiarito in che modo la malattia della parte civile, gli renda difficile il “recupero delle informazioni autobiografiche” e determini un'incertezza nella collocazione cronologica degli ultimi episodi. I giudici hanno infine ritenuto assolutamente certi gli episodi di abuso sessuale fino al 2005 e da questa data hanno fatto decorrere il computo della prescrizione. In definitiva, se il processo fosse terminato entro il 1° luglio 2017, Bekiaris sarebbe stato sicuramente condannato.

Il danno psichico subìto

Il Tribunale ha anche ritenuto provato il danno psichico causato dalle ripetute violenze, e anche in questo caso, l’incertezza sul termine delle ultime condotte abusanti da parte del Beckiaris, ha determinato un computo della prescrizione favorevole all’imputato. Per il secondo capo d’accusa, ovvero l’aver causato una malattia psichica insanabile, se la sentenza fosse stata pronunciata in data precedente al 1°gennaio 2018, secondo il computo del Tribunale, Bekiaris sarebbe stato condannato.

“La responsabilità del Bekiaris nelle motivazioni è comunque confermata con una ricostruzione puntuale e circostanziata,  e questo è senza dubbio positivo - commenta l’avv.Carla Corsetti, difensore della parte civile - anche se non ne è seguita una condanna per intervenuta prescrizione”. Diversa, invece, è per l’avv.Corsetti, la valutazione sugli aspetti civilistici della vicenda. “Valuteremo nei prossimi giorni se agire, in relazione al danno causato dalle condotte abusanti per il quale il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna a sette anni”.

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