Cervaro, 'Malaffare': revocati gli arresti all'imprenditore Coratti che torna in libertà

La decisione resa nota dal Gup nel corso dell'udienza preliminare a carico anche dell'ex sindaco D'Aliesio, dell'ex vice sindaco Canale, dell'ex assessore Ricciardelli e del funzionario Pucci. Processo aggiornato al 27 febbraio per la decisione finale

L'imprenditore Alfredo Coratti torna in libertà. Il gup del tribunale di Cassino, Salvatore Scalera, ha accolto la richiesta avanzata dai legali di fiducia, gli avvocati Giampiero Vellucci e Mario Pinchera. La decisione è arrivata dopo che lo stesso Coratti nel corso dell'udienza preliminare, che si è svolta a porte chiuse, ha chiesto di essere interrogato e rispondere anche alle domande del pubblico ministero, il dottor Emanuele De Franco, titolare della delicata indagine che lo scorso mese di giugno ha portato all'arresto oltre che del titolare della Tac Ecologia anche di altre quattro persone.

Il "terremoto" in comune

A vedersi notificare l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari sono stati: l'ex sindaco di Cervaro, in provincia di Frosinone, Angelo D'Aliesio, l'ex vice sindaco Gino Canale, l'ex assessore all'ambiente, Vincenzo Ricciardelli difesi da Sandro Salera e Paolo Marandola, ed il funzionario comunale Enzo Pucci, difeso dagli avvocati Sandro Salera e Giuseppe Di Mascio, l'accusa per tutti è stata quella di corruzione, turbativa d'asta e voto di scambio.

La requisitoria

Precisa e puntale la ricostruzione dei fatti da parte del magistrato che a conclusione della requisitoria ha chiesto per tutti e sei gli indagati (che per i due operai della Tac Ecologia accusati di voto di scambio) il rinvio a giudizio. Nella prossima udienza, fissata per il 27 febbraio, ci sarà la replica del dottor De Franco agli avvocati degli imputati.

La difesa

A prendere la parola sono stati tra gli altri gli avvocati Sandro Salera e Giuseppe Di Mascio. In particolar modo l'avvocato Salera ha concentrato spiegato che l'accusa di corruzione ai fini elettorali e voto di scambio contestata al sindaco ed ai due assessori sarebbe scaturita da una male interpretazione del contratto collettivo nazionale di settore. L'articolo sei del contratto prevede espressamente che la società subentrante nella gestione dell'appalto debba obbligatoriamente assumere tutto il personale in carico negli ultimi sei mesi da chi aveva avuto in gestione il precedente appalto. 

L'operazione e gli arresti

L'indagine

L'indagine coordinata dal procuratore capo Luciano d'Emmanuele e dal sostituto procuratore Emanuele De Franco, ha consentito di portare alla luce presunti e gravi illeciti relativi alla pubblica amministrazione. Gli indagati, che hanno ottenuti il beneficio degli arresti domiciliari e successivamente rimessi in libertà, secondo quanto emerso dalle indagini svolte dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone, coordinati dal maggiore Vitoantonio Masi, avrebbero messo in atto una condotta volta ad assicurare l'aggiudicazione a favore di una società dell'aggiudicazione della gara d'appalto per la gestione dei rifiuti solidi urbani. 

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