Cronaca

Spaccio di droga, tentata estorsione e botte: nuovo arresto per Marco e Gabriele Bianchi

I due fratelli di Artena, accusati di aver ucciso a calci e pugni Willy Monteiro, sono stati incastrati dopo una lunga indagine, dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma

I fratelli Bianchi

Picchiavano a sangue chi non 'rispettava' le regole della 'rete di spaccio'. Erano loro i 'controllori' senza pietà di un gruppo di spacciatori che sono stati individuati ed arrestati dai Carabinieri del comando provinciale di Roma. Gabriele e Marco Bianchi, i due giovani di Artena accusati di aver ucciso a pugni e calci Willy Monteiro, si sono visti notificare in carcere, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal GIP presso il Tribunale di Velletri su richiesta della Procura della Repubblica.

L'indagine

I fratelli Bianchi (in cella dallo scorso 7 settembre con l'accusa di omicidio volontario a carico del 21enne di Paliano assassinato in piazza a Colleferro), unitamente ad altre quattro persone sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione.

La nota stampa

"Il provvedimento trae origine da un’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Velletri - si legge nel comunicato stampa diramato dall'Arma - che ha consentito di accertare l’esistenza di un sodalizio dedito allo spaccio di stupefacenti nell’area di Velletri, Lariano, Artena e comuni limitrofi; di acquisire elementi probatori in ordine ai ruoli ricoperti dai medesimi soggetti nell’esecuzione dell’attività illecita; ricostruire il modus operandi del gruppo, appurando, altresì, che gli indagati ricorrevano abitualmente ad azioni violente e minacce per intimorire gli assuntori insolventi e obbligarli a pagare i compensi pattuiti per l’acquisto".

Gli accertamenti eseguiti dagli investigatori hanno permesso di acquisire elementi probatori in ordine ai vari ruoli ricoperti dai medesimi soggetti nell’esecuzione dell’attività illecita, dimostrando che proprio i fratelli Bianchi svolgevano una vera e propria opera di coordinamento dell’attività di spaccio, impartendo precise indicazioni ai vari complici.

Il linguaggio di spacciatori e clienti

Inoltre, sia gli spacciatori che gli acquirenti ricorrevano ad un linguaggio criptico concordato, in cui lo stupefacente veniva chiamato in modi variegati (“… caffè… magliette … aperitivo … chiavi … il CD di Gomorra…”); le consegne venivano eseguite con metodo “itinerante”, concordando, cioè, di volta in volta, luoghi, orari e modalità sempre differenti.

Spaccio durante il lockdown

Il circuito era ben collaudato, a tal punto che, nonostante il “lockdown”, le consegne avvenivano ugualmente, sfruttando le poche occasioni in cui erano consentiti gli spostamenti sul territorio. Il giro di affari assicurato dall’attività illecita era importante: gli arrestati, non a caso, utilizzavano auto di grosse cilindrata, abiti griffati e orologi di valore, documentando ogni serata trascorsa nelle più importanti piazze della “movida” della zona dei Castelli Romani” con foto e video pubblicati sui social.

Le azioni violente della banda dei fratelli Bianchi

Inoltre, è stato anche ricostruito il modus operandi del gruppo, appurando, altresì, che gli indagati ricorrevano abitualmente ad azioni violente e minacce per intimorire gli assuntori insolventi e obbligarli a pagare i compensi pattuiti per l’acquisto dello stupefacente. Le regole erano ben chiare tra i vari acquirenti: tutti sapevano che bisognava pagare nei tempi e nei modi stabiliti e tutti erano consapevoli che, in caso contrario, potevano subire una vera e propria “spedizione punitiva” che, oltre alle minacce, poteva comportare violente aggressioni fisiche.

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