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Omicidio Willy, parla la madre di Emanuele Morganti: "Ho provato il dolore di tre anni fa"

Lucia Pica ricorda il figlio assassinato a pugni e calci nel 2017 ad Alatri. Punta l'indice contro una società priva di valori e contro chi non è più in grado di trasmettere sani sentimenti

Il figlio Emanuele aveva ventuno anni, come Willy Monteiro, la notte che venne massacrato di botte da cinque buttafuori di un disco.bar di Alatri. Era il 24 marzo del 2017 quando in cinque, forzuti e alterati da alcol e droga, senza pietà, si accanirono contro il giovane esile che poco prima aveva cercato di sedare una lite all'interno del locale. L'omicidio di Emanuele Morganti che tre anni fa ha scioccato l'intera nazione e piegato in due la comunità ciociara, non è servito ad aprire le menti e ad aiutare il prossimo.

Il sacrificio di 'Lele' è stato vano se oggi siamo qui a scrivere una storia simile alla sua e stiamo a raccontare lo stesso dolore e lo stesso sgomento patito da genitori e comunità però diverse. 

La madre-coraggio

Lucia Pica è la madre di Emanuele Morganti: si è battuta per la verità, la giustizia. Un amore indissolubile quello che la lega al suo 'cucciolo'. Quello stesso amore che l'ha portata a lanciare un appello dopo quanto accaduto a Colleferro l'altra notte.

L'assenza dei valori

"Il sacrificio di mio figlio Emanuele non deve restare vano ma il sistema che dovrebbe tutelare i nostri giovani e le loro famiglie, che sono costrette a patire un dolore infinito, ancora cambia. Cos'altro deve accadere per poter fermare tutta questa violenza, questo delinquere sprezzante. Come possiamo fermare noi questa follia se la stessa deriva da mancanti valori morali, etici e civili di vita? Valori che non vengono più dalle famiglie che sono sempre più assenti. La scuola, la comunità e l'amicizia possono essere un deterrente a tutta questa violenza ma non sono sufficiente se manca il supporto della famiglia. Non possiamo restare assenti e indifferenti difronte a quanto nuovamente accaduto nelle nostre zone. Non possiamo abituarci alla violenza ed a notizie così crudeli: prima Emanuele, poi Alberto ed oggi Willy. Il seme subdolo della violenza e della follia è tra noi alimentato dall'omertà e da occhi senza anima. La vita di mio figlio Emanuele non torna, così come non torneranno quelle di vittime innocenti come lui. Credo che attorno a questi fatti così sconvolgenti ci si cavilli troppo. Invece dovremmo tutti metterci la faccia e cercare di gridare, anche in silenzio, davanti ai banchi, alla toghe, nelle piazze e nelle case. Questa di oggi è una generazione dura ma può fare la differenza. Spero che questo mio messaggio sia di aiuto a tutti quelle mamme che restano sull'uscio di casa ad attendere il rientro del proprio cucciolo".

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