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L'ex presidente Abbruzzese

L'ex presidente Abbruzzese

'Consulenze fantasma', la Corte dei Conti condanna Abbruzzese

L'ex presidente del Consiglio Regionale unitamente ad altri sette dirigenti dovrà restituire oltre 600mila euro

L'ex presidente del consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, unitamente ad altri sette dirigenti, è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire un danno erariale. Secondo i giudici, infatti, gli otto personaggi tra politici, dirigenti ed esperti della Pisana avrebbero dato il via libera, firmando autorizzazioni, a 'consulenze fantasma' per un importo di oltre 600mila euro.

I fatti

Oltre che a Mario Abbruzzese, anche il commercialista cassinate Edi Bianchi, Nazzareno Cecinelli, Mauro Botta, Marco Daniele Clarke, Roberto Causi e Luca Petrucci dovranno restituire, con un'equa ripartizione, 628mila euro. Cifra guadagnata da un consulente, esperto alla comunicazione senza muovere un solo dito. L'incarico assegnato nel maggio del 2009 avrebbe dovuto consistere nel 'confezionare uno studio sulle modifiche dei regolamenti consiliari alla luce del nuovo statuto del Lazio'. Il contratto prevedeva quindi la stesura periodica «di una relazione al segretario generale e all’ufficio di presidenza sulle tematiche affrontate, sulle problematiche sollevate e sulle soluzioni prospettate». 

Le tesine copiate su internet

Con l'arrivo di un'ispezione della Guardia di Finanza, nel 2012, il consulente viene quindi 'sollecitato' a produrre qualcosa. Secondo quanto poi accertato dalla Corte dei Conti, il consulente sulla carta, avrebbe quindi copiato le relazioni da due tesi di laurea trovati su internet. Un metodo di lavoro che, sempre secondo i giudici, viene 'ricompensato' con il rinnovo del contratto per altri due anni da parte dell'allora presidente Abbruzzese e del segretario Cecinelli.

I motivi della condanna

La Corte dei Conti ha inserito nell'elenco delle condanne anche chi avrebbe dovuto visionare l'inter di rinnovo del contratto di lavoro al consulente e sottolineando come: "L'anomalia di un incarico affidato senza dover raggiungere obiettivi concreti — si legge nella sentenza — avrebbe dovuto indurre i membri del nucleo di valutazione (composto da Botta, Causio e Clarke) ad effettuare un’istruttoria più approfondita, richiedendo un riscontro più reale sui termini dell’incarico e sull’effettivo conseguimento dei risultati".

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