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Coronavirus, un contagiato: "Un tunnel buio, medici ed infermieri non ci abbandonano mai"

Attilio Abbate, 57enne di Cassino, per giorni è stato tra la vita e la morte. Ricoverato nel reparto Covid del 'Santa Scolastica' ringrazia il personale sanitario che tratta i pazienti come fossero familiari.

Ha contratto il virus a fine dicembre, nonostante il rispetto delle regole e la mascherina. Perché il Covid è subdolo e basta un piccolo errore per divenire bersaglio facile. Attilio Abbate, 57 anni di Cassino, riesce a raccontare la sua terribile esperienza addolcita solo dall'aspetto umano e dal calore ricevuto dai medici e dagli infermieri del reparto Covid del 'Santa Scolastica' di Cassino. Oggi a distanza di un mese l'uomo, sposato e con figli, è finalmente uscito dal tunnel lungo e profondo nel quale era entrato e dal luogo in cui sta trascorrendo gli ultimi giorni di convalescenza, nonostante sia ancora positivo ha preferito lasciare il suo posto d'ospedale per altre emergenze, ci racconta quello che nessuno potrebbe mai immaginare.

Il contagio

"Credo che dovremmo capire una sola cosa: il Covid è ovunque ci sia una superfice non igienizzata. Per questo se possiamo al posto del danaro usiamo la carta di credito o se proprio non abbiamo questa possibilità, allora portiamo in tasca o in borsa una piccola dose di alcol o di disinfettante. Deve essere un uso continuo quando siamo all'esterno di casa. E anche tra le mura domestiche dobbiamo stare attenti. Perché la chiave della salvezza è il non contatto con il virus. Uscite sempre con la doppia mascherina". Una premessa che Attilio Abbate ritiene doverosa e che è il preludio di un racconto drammatico e doloroso.

La degenza

"In un primo momento credevo di essere positivo ma asintomatico e per questo mi sono auto isolato dal resto della famiglia ma poi nel giro di poche ore, mentre tutto sembrava procedere per il meglio, la mia situazione è precipitata. Non riuscivo a respirare, non avevo forze. La corsa in ospedale, il ricovero e la paura di avere crisi respiratorie. L'unico sollievo arrivata con l'ossigeno. Pensavo ogni istante di poter morire senza aver rivisto la mia famiglia, i miei amici, la mia città. Ore di angoscia senza fine che sono state alleviate dalla presenza costante e affettuosa del personale medico e infermieristico del reparto Pneumologia di Cassino. Tutti, tutti, tutti noi degenti non veniamo mai abbandonati. Vediamo questi poveri Cristi abbardati in tute pesantissime che vengono anche dieci volte nel giro di un'ora a vedere come stai, come procede ed a darti anche una semplice parola di conforto. Sono speciali, unici, di un'umanità rara in questo mondo. Questa malattia è spietata, cattiva, infida e loro sono i primi a correre il pericolo più grande".

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