Coronavirus, truffa delle mascherine: arrestato l'imprenditore Antonello Ieffi

L'uomo, residente a Cervaro, è stato incastrato dalla Guardia di Finanza di Roma. Ha provato ad aggiudicarsi un appalto da oltre 15 milioni di euro per la fornitura di materiale inesistente

L'imprenditore di Cervaro, Antonello Ieffi, classe 1978, è stato arrestato questa mattina con l'accusa di turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Si sarebbe aggiudicato un appalto da 15 milioni di euro per la produzione di mascherine mediche necessarie a fronteggiare il Covid-19. Una maxi fornitura di mascherine scoperta poi inesistente. A bloccarlo sono stati i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma. che hanno agito su su delega della Procura della Repubblica capitolina. All'uomo è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Roma. Il giovane, vistosi scoperto, ha provato anche ad aggiudicarsi un appalto da 73 milioni di euro per la fornitura di guanti e occhiali medici. 

L'indagine

Le attività investigative, condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, sono state tempestivamente avviate dopo la denuncia effettuata da Consip Spa. alla Procura della Repubblica di Roma, con riferimento a una serie di anomalie riscontrate nell’ambito della procedura di una gara, del valore complessivo di oltre 253 milioni di euro, bandita d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali. In particolare, il lotto 6 della gara, dell’importo di circa 15,8 milioni di euro, relativo alla fornitura di oltre 24 milioni di mascherine chirurgiche, veniva aggiudicato alla 'Biocrea', Società Agricola a Responsabilità Limitata. La 'Biocrea', con la sottoscrizione di apposito Accordo Quadro con Consip, si impegnava, tra l’altro, alla consegna dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine.

La truffa

Sin dai primi contatti con la stazione appaltante pubblica, finalizzati all’avvio della fornitura, però, Antonello Ieffi, che interloquiva per conto dell’impresa sebbene non risultasse nella compagine societaria, lamentava l’esistenza di problematiche organizzative relative al volo di trasferimento della merce, che diceva disponibile già disponibile in un punto di stoccaggio in Cina. Permanendo l’inadempimento alla data di scadenza prevista nel contratto per la prima consegna di mascherine, attraverso la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane, veniva effettuata presso l’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun un’ispezione, che accertava l’inesistenza del carico dichiarato. I successivi approfondimenti facevano emergere a carico della 'Biocrea' anche pregresse posizioni debitorie per violazioni tributarie, per oltre 150 mila euro nei confronti dell’Erario – non dichiarate in sede di procedura dalla società che, di converso, aveva invece falsamente attestato l’insussistenza di qualsiasi causa di esclusione –. Tale situazione comportava l’esclusione della società dalla procedura e l’annullamento in autotutela da parte di Consip della intervenuta aggiudicazione. 

Le parole del Gip 

L’indagine – definita dal G.I.P. «tempestiva rapida ed efficace» – ha consentito di dare pieno riscontro dei fatti denunciati e fornire ulteriori elementi idonei a rinforzare il quadro accusatorio, grazie anche alle intercettazioni telefoniche disposte d’urgenza dal PM e poi convalidate dal GIP. In particolare, è stato ricostruito come Antonello Ieffi, essendo gravato da precedenti sia giudiziari (seppure non ancora definitivi) che di polizia, che avrebbero potuto inficiare la partecipazione alla gara, abbia cercato di dissimulare la nascondere a sé della 'Biocrea' – pur rimanendone l’esclusivo dominus – nominando come amministratore, in concomitanza con la pubblicazione del bando, un mero “prestanome” scevro da precedenti, V.S. (classe 1980), cui ha poi “ceduto” l’intero capitale sociale al prezzo di 100.000 euro, da corrispondere però tra due anni. Inoltre, le risultanze acquisite hanno dimostrato che la società, che ha un oggetto sociale del tutto estraneo al settore merceologico relativo alla gara (“coltivazione di fondi, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”), fosse una “scatola vuota” destrutturata, caratterizzata da un vero e proprio stato di inoperatività, sintomatica della originaria e assoluta inidoneità della stessa, per totale assenza di dipendenti, strutture, mezzi e capitali, a far fronte alle obbligazioni nascenti da un contratto come quello originariamente aggiudicato.

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Gioco d'azzardo

Nonostante la palese incapacità operativa e finanziaria della 'Biocrea', Ieffi ha partecipato all’appalto, accettando il rischio di non essere in grado di adempiere alla fornitura di milioni di mascherine nei tempi brevissimi dettati dallo stato emergenziale in atto, chiaramente indicati nel bando di gara: «una puntata d’azzardo – come evidenzia il Gip. nell’ordinanza – giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine, che bene rende la capacità a delinquere del soggetto».

La doppia truffa

Sebbene il tentativo non sia andato a buon fine, Antonello Ieffi si è immediatamente riorganizzato per provare ad aggiudicarsi un altro appalto pubblico, questa volta relativo alla fornitura di guanti, occhiali protettivi, tute di protezione, camici e soluzioni igienizzanti, per un valore complessivo di oltre 73 milioni di euro, utilizzando altro soggetto giuridico, essendo la 'Biocrea' ormai “bruciata”. La nuova società – Dental Express H24 S.r.l. – presentava, però, una inesistente capacità economica pressoché sovrapponibile a quella della 'Biocrea' in aggiunta, un socio e membro del consiglio di amministrazione risultava gravato a precedenti penali. Anche in questo caso, all’esito dei controlli è stata rilevata l’incompatibilità con i requisiti di partecipazione richiesti ed escludeva l’operatore economico dalla procedura.

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La spregiudicatezza

Le investigazioni hanno consentito di accertare come l'imprenditore di Cervaro, nonostante tale provvedimento, si stesse adoperando per far figurare l’uscita dalla compagine sociale della persona gravata da precedenti in una data antecedente all’indizione della gara, sì da poter ricorrere alla giustizia amministrativa e rientrare in corsa per l’aggiudicazione dell’appalto. Sfruttando la possibilità di depositare presso la Camera di Commercio l’atto di passaggio delle quote entro 30 giorni dalla sottoscrizione, si stava organizzando per predisporre, ora per allora, una retrocessione della partecipazione, sostenendo che sarebbe avvenuta «senza passaggio di denaro, altrimenti avremmo l’obbligo di far vedere anche il transito di denaro», per tornare formalmente in bonis. 

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