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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Il fatto

Cristiano Tatarelli è diventato Questore, la carriera esemplare di un investigatore di razza

Meritata promozione per l'ex capo della Squadra Mobile di Frosinone che in dodici anni di permanenza sul territorio ha assegnato alla Giustizia sanguinari killer di camorra, stupratori e pericolosi latitanti

Cristiano Tatarelli, ex capo della Squadra Mobile di Frosinone, è divenuto Questore. Una promozione meritata sul campo quella del dottor Tatatelli che per due decenni è stato elemento di punta dell'investigazione tra il basso Lazio e la Campania. Classe 65, nato a Lenola in provincia di Latina, laureato in giurisprudenza, entra in Polizia di Stato, dopo aver superato il concorso di Vice Commissario, nel 1991.Dopo il corso di formazione viene inviato, nel ’92, presso il Commissariato di Gela, in provincia di Caltanissetta. Nel 1994 viene chiamato a dirigere il Commissariato di Polizia di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria e nel 1996 arriva a Frosinone, dove assume l’incarico di capo della Squadra Mobile della locale Questura. Nel 2008 diviene dirigente del Commissariato di Formia  e nel 2009 assume la guida della Squadra Mobile di Latina fino al 2013, quando, con la nomina a Primo Dirigente, diviene Dirigente del Commissariato di Scampia, a Napoli, fino al 2016, anno in cui raggiunge Latina, con l’incarico di Vicario. Nel 2019 dalla 'calda' provincia del centro Italia, l'alto funzionario di Polizia, arriva a Milano dove ha coordinato e fronteggiato gravissimi e recenti fatti.

Fin qui la cronaca asettica di una carriera costellata di sacrificio e spirito di abnegazione. Ma la provincia di Frosinone, il sud Pontino, il Casertano e la provincia di Latina devono molto all'acume investigativo del dottor Cristiano Tatarelli. Le sue indagini, portate avanti da una squadra di uomini votati al sacrificio, ha consentito di assegnare alla Giustizia pericolosi criminali, killer sanguinari ed importati elementi di spicco del clan dei Casalesi. ‌In dodici anni di permanenza a Frosinone, l'allora vice questore Tatarelli in stretta collaborazione con magistrati di caratura della DDA di Napoli, da Raffaele Cantone a Giovanni Conzo, da Antonello Ardituro a Cesare Sirignano, ha arrestato oltre venti boss della camorra che avevano scelto la Ciociaria come luogo di rifugio. Un dato chiaro, che non può essere smentito e che la dice lunga su come la malavita organizzata, in questa zona cuscinetto tra Roma e Napoli, abbia sempre trovato terreno fertile.

E proprio l'apparente quiete di una provincia sonnacchiosa ha indotto, nel corso del tempo, uomini del calibro di Luigi Venosa, Carmine Di Girolamo, Salvatore Lubrano, Carmine Giuliano, Nicola Del Villano e Mario De Sena per citarne solo alcuni, a trovare rifugio, per una latitanza tranquilla, a due passi dal proprio territorio, in Ciociara e nel Cassinate. Venosa, detto O' cocchiere, passeggiava per le strade di Cassino come un normale ed innocuo pensionato e stringendo tra le mani una custodia di violino. Dentro c'era una carabina pronta all'uso. Oppure come la “primula rossa” Mario De Sena che si nascondevano in quel di Posta Fibreno. Nicola Del Villano, braccio destro di Michele Zagaria, fu arrestato a Cassino mentre era in fila ad un fast food. A stanarli sempre e soli gli investigatori della squadra mobile di Frosinone diretti da Cristiano Tatarelli.

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