Omicidio Mollicone, i familiari degli indagati sottoposti al test del Dna e al prelievo delle impronte digitali

Le persone più vicine ai cinque sospettati sono state convocate in caserma. Le indagini proseguono anche grazie ai 'ricordi' di Maria Tuzi, figlia del brigadiere morto suicida

Serena Mollicone e Santino Tuzi

Impronte digitali e prelievo del Dna sui familiari dei cinque indagati per l'omicidio di Serena Mollicone (ricordiamo che la studentessa liceale è stata lasciata morire soffocata, come emerge dalla perizia stilata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, dopo essere stata massacrata di botte e dopo che la sua testa è stata sbattuta contro una porta della caserma). Questo è l'ultimo importante passaggio che la Procura di Cassino, unitamente ai Carabinieri del colonnello Fabio Cagnazzo, comandante provinciale, ha effettuato per arrivare a dare un nome ed un volto agli assassini di Serena Mollicone.

Scena del crimine 'compromessa'

Un atto dovuto che però servirà a chiarire anche un altro importante aspetto: quello delle impronte digitali rinvenute sul nastro adesivo che avvolgeva il corpo della diciottenne di Arce. Per molti anni si è creduto che ci fosse stato un inquinamento della scena del crimine dettato all'inesperienza e dalla fretta. Oggi gli inquirenti sospettano che quelle impronte rinvenute possano invece far parte di un quadro probatorio diverso, pesante, che se trovasse ulteriori conferme, potrebbe sfociare in qualche altro, eclatante, colpo di scena.

I ricordi di Maria Tuzi

Perchè questo cambio di rotta? Perchè questa nuova linfa alle indagini? A dare un grande contributo agli accertamenti dei carabinieri del Reparto Operativo Provinciale e della Compagnia di Pontecorvo sono stati i ricordi di Maria Tuzi. La figlia del brigadiere suicida, che non ha mai creduto alla morte volontaria del padre, ha fornito importanti spunti che ora sono in fase di verifica. Spunti inerenti i rapporti di amicizia del genitori con suoi colleghi di lavoro. Amicizie solide che poi sarebbero svanite. Amicizie che sarebbero venute a mancare dopo la morte di Serena Mollicone. Quando ha avuto inizio una lunga serie di depistaggi.

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L'investigatore della speranza

Maria Tuzi ritiene che il padre sia stato lasciato solo proprio nel momento in cui avrebbe dovuto avere un sostegno morale. Un sostegno che invece la ragazza, sua madre, suo fratello unitamente al maestro Guglielmo, padre di Serena, hanno trovato nel nuovo comandante della stazione dei carabinieri di Arce, il luogotenente Gaetano Evangelista che, nei giorni successivi al suo arrivo, ha notato immediatamente che l'ambiente interno era fortemente compromesso e che la stessa cittadinanza di Arce non nutriva più fiducia verso le Istituzioni. La tenacia e la caparbietà di Evangelista hanno consentito la riapertura delle indagini e la ricostruzione di quanto probabilmente accaduto nella caserma dei carabinieri quel maledetto giorno di inizio giugno del 2001.

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