Dove finisce l'odio può nascere l'amore?

L’ennesima calamità naturale miete vittime, l’ennesima donna colpevole di aver scelto l’uomo sbagliato, l’ennesima sfumatura dell’amore diversa dalla propria che ci induce ad additarla. Cosa c’è di storto in questo mondo che permette queste ed...

ViolenzaSuMoglie

L’ennesima calamità naturale miete vittime, l’ennesima donna colpevole di aver scelto l’uomo sbagliato, l’ennesima sfumatura dell’amore diversa dalla propria che ci induce ad additarla. Cosa c’è di storto in questo mondo che permette queste ed altre ingiustizie?

Quale causa fisica o meta-fisica può condurvi? A quale scopo? Lettori sbigottiti, attoniti, spettatori sgomenti di fronte ad atrocità partorite dagli aspetti più bui del mondo.

L’informazione chiama tutti come in una grande giuria posta a discutere su questo e quel caso per affibbiarne la colpa, per sentenziare il giudizio e elargire la pena, così le vittime ma più che altro tutti i giurati saranno paghi di aver fatto ordine nella società. C’è stato chi ha ritenuto che ogni reato commesso sia un furto a danno della società, un’azione che la priva di una parte di ricchezza, forse la tranquillità, forse la felicità. Costruttori abusivi, violenti, oltre che ladri, truffatori, persecutori, etc. arrivano in un dato luogo e in un dato momento, si affacciano su di un panorama “felice” decidendo di sottrarne un pezzo tenendoselo per sé, più o meno consapevolmente togliendolo al legittimo proprietario, che può conoscere o più spesso non conoscere.

Senza parlare di realtà inesistenti, questi delinquenti per la verità si affacciano ad un panorama felice solo a frammenti, a mo’ di mosaico meraviglioso da cui vuoi il tempo vuoi un turista irrispettoso abbia - tessera dopo tessera - scomposto l’insieme. Chi delinque scompone, frammenta, depaupera un mondo forse solo originariamente meraviglioso, che si deve supporre tale prima che ogni sopruso fosse messo in atto. Se così fosse e si riavvolgesse il film della storia dalla cronaca quotidiana indietro nel tempo assisteremmo alla ricomposizione di quel mosaico che altro non è che il mondo ideale cui tutti almeno una volta nella vita anelano, un mondo felice senza azioni colpevoli. Ripercorrere a ritroso la storia permetterebbe anche di capire cosa abbia spinto il reo ad agire in modo da sottrarre una o più tessere di felicità al mosaico di proprietà comune.

Cosa spinge un costruttore ad aggiungere sabbia al cemento per i pilastri di una scuola o un ospedale? Quale ingranaggio si inceppa nella mente di un uomo che violenta una donna? Quale mattoncino lego è mancato nella costruzione di un individuo che decide che un altro sia sufficientemente diverso da sé stesso da giustificarne insulti, vessazioni, percosse? Le vittime di costoro subiscono il furto di pezzi di felicità, e i colpevoli quanta ne hanno? Forse che ciascuna vittima di un furto si senta in diritto di arraffare altrui felicità a scapito di ulteriori vittime perpetuando un infinito circolo vizioso? Costruire usando materiali scadenti permette di risparmiare soldi, tenendoseli per sé, appagando un bisogno di possesso. Picchiare la propria moglie quale bisogno soddisfa? Mentre è più facile capire quale sia usare violenza su una donna non consenziente.

In una ipotetica bilancia a più braccia ed un unico fulcro in cui genitori, parenti, educatori, amici, conoscenti e sconosciuti apportano il proprio contributo in termini di amore e dolore, paura e coraggio, luci e ombre e di ogni altra cosa tra emozioni, sentimenti, esperienze, conoscenze, su ciascuno che popola il mondo, quale componente è mancata affinché un individuo non si senta equilibrato e tollerante dinanzi all’altro per qualche aspetto che lo renda diverso? Forse tutti questi colpevoli sono anch’essi stati vittime consapevoli o inconsapevoli di furti di tessere di felicità, ed oggi rivolti a rimpossessarsene nei modi che più ritengano idonei pur di ottenere ciò che agognano: ricchezza, piacere, una libertà che non gli è stata permessa, e chissà quale altra forma di gioia e piacere sottrattagli precedentemente. Ciascuno ha un equilibrio più o meno sbilanciato derivato da quanti bonus o malus di felicità abbia ricevuto nella vita, dipesi da loro oppure no. Ogni adulto è in grado consapevolmente di crearsi la felicità, concedendosi una passeggiata, un viaggio, trascorrere tempo con la famiglia o con amici, o altro, ed anche di togliere felicità, privandola agli altri, privandoli di risorse, abusandone in termini materiali, di tempo, di spazi…

Tutti hanno facoltà di agire sul mosaico della felicità, arricchendolo o impoverendolo. Così nel riavvolgimento della storia e di quella di ciascuno si potrebbe ravvedere quale parte di felicità sia mancata o rubata e da chi, a coloro che l’hanno cercata a distanza di tempo a scapito degli altri, chi abbia cagionato quella deficienza, evidenziando quanto l’un con l’altro gli uomini consapevolmente o inconsapevolmente determinino la formazione reciproca e l’agire futuro.

Si, ciascuno può essere stato in passato vittima di furto di felicità e può agognarne ad oggi una parte, reclamandola e ottenendola nei modi più sbagliati. Chi non delinque è stato più fortunato, ha avuto di più, è più felice: non ha bisogno di rubare la felicità altrui poiché possiede la propria, inizialmente costruita dai genitori,da parenti, educatori, amici, conoscenti e sconosciuti, poi alimentata da sé stessi, poiché conoscendosi si impara cosa - in modo equilibrato e civile - renda felici, concedendoselo. Chi delinque è una groviera piena di fori, buchi neri che agognano felicità pretendendola, arraffandola, risucchiandola prepotentemente poiché mancano di equilibrio, di pace, intimamente infelici, costruiti senza le basi dell’amore, del rispetto, dell’autostima, dell’accettazione e di auto-accettazione, della tolleranza, della lode, dell’approvazione, del riconoscimento e della condivisione.

Chi delinque potrebbe essere stato cresciuto con le critiche, e da bravo bambino ha imparato a condannare; oppure con l’ostilità, magari con il timore, imparando ad aggredire per difendersi. Nessuno scappa alla legge dell’esperienza: ciascuno è frutto della propria, su cui tutti gli altri incidono una impronta più o meno profonda ed indelebile, ciascuno può contribuire in diversa misura alla formazione di una persona felice o infelice. Fino a che questi viaggi a ritroso nel tempo non saranno possibili e permettano di correggere le storture che gli uomini si son creati a vicenda, fino a quel momento sarà possibile solo scegliere il proprio agire per essere felice senza rubare felicità agli altri, di modo che essi possano liberamente fare altrettanto, interrompendo quel circolo per cui i ladri di tessere del mosaico della felicità ne generano di nuovi, costruendo ciascuno la propria felicità.

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Lorenzo Appetito

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