Cronaca Ferentino

Ferentino, grande festa per i cento anni di Giuseppe Marocco

Il sindaco Antonio Pompeo e l'assessore Bacchi donano al centenario con una vita da romanzo una targa a nome della cittadinanza

Soldato. Partigiano. Muratore. Cuoco provetto. Appassionato giocatore di briscola e tressette. Non basterebbe un libro per raccontare i 100 anni di vita di Giuseppe Marocco, di Ferentino, festeggiati al pranzo di famiglia nell'agriturismo La Taverna dei nipoti Luca e Piero.

La sua vita

Classe 1917, Giuseppe a 17 anni lascia Ferentino per partire militare. Tornerà al paese soltanto nel 1945, a guerra finita. In quasi un decennio di peripezie, tra il Piemonte e il Veneto, vive esperienze drammatiche, soprattutto nel periodo vissuto da partigiano, col nome di battaglia di Firmino, in forza alla 41esima Brigata. Scontri con i tedeschi, la paura di non sopravvivere, ma anche tanta umanità e momenti di amicizia come quando, nelle giornate di tranquillità, cucinava pietanze e piatti con ingredienti di fortuna per i suoi compagni. Tornato a Ferentino, sposa Maria Giuseppa Pennacchia. Hanno quattro figli. Antonio, recentemente scomparso, Paolo, Giorgio e Franca che gli danno i nipoti Luca, Piero, Cristina, Andrea, Monica e Goffredo.

La festa

Alla festa dei 100 anni di Giuseppe, detto Peppe o Peppino, non mancava nessuno di loro. In prima fila anche i tanti pronipoti (il piccolo Lorenzo è l’ultimo arrivato) che lo circondano di affetto e tenerezze. Anche perché davvero Giuseppe le merita tutte. Ha un cuore grande, la battuta pronta e il sorriso sempre stampato sul viso. Una memoria lucida, ricordi vivissimi di tutte le avventure vissute in giro per l’Italia prima di rientrare a Ferentino dove poi, per tutta la vita, lavora nell’edilizia.

Gli auguri dell'amministrazione

Mi raccomando Giuseppe – dice nel suo saluto il sindaco Antonio Pompeol’anno prossimo ci ritroviamo qui a spegnere una candelina in più”. Il sindaco e l’assessore comunale Luca Bacchi gli consegnano una targa ricordo a nome del consiglio comunale e della città. “Non sono un grande giocatore – gli dice Bacchi – ma verrò a trovarti a casa, uno di questi giorni, per fare una partita a scopa”.

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