Ferentino, dopo circa 50 anni la statua della Madonna con il bambino torna nel museo diocesano

Inestimabile il valore storico-artistico e soprattutto devozionale della scultura recuperata al patrimonio culturale nazionale e alla venerazione pubblica

E’ tornata presso il Museo Diocesano l'antichissima scultura lignea del XIV secolo denominata "Madonna in trono con Bambino. Madonna del Rosario". La consegna alla presenza di S.E. Monsignor Ambrogio Spreafico, Vescovo della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, da parte del Tenente Colonnello Christian Costantini, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, ha restituito a Don Pietro Angelo Conti, Parroco della Chiesa Sant'Antonio Abate,

Il furto

La statuetta fu asportata tra il 12 e 13 marzo 1972 da quel luogo di culto. La restituzione odierna è il risultato di un'attività d'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Terni, tesa a prevenire e contrastare il commercio di beni culturali ecclesiastici di provenienza illecita, svolta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Venezia con l'ausilio della "Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti".

Le indagini

All'epoca del sacrilego furto, le indagini furono intraprese dalla Stazione Carabinieri di Ferentino per scoprirne gli autori e recuperare i preziosi beni d'arte facenti parte del trittico dell'altare maggiore raffigurante «San Giovanni Battista, la Madonna col Bambino-Madonna del Rosario e San Pietro Celestine.

A distanza di quasi mezzo secolo, i militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Cultura di Venezia in collaborazione con l'Arma territoriale, a seguito di mirate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Terni, individuavano sul mercato antiquariale alcune opere d'arte sacra.

I successivi accertamenti e controlli effettuati anche attraverso esami tecnici su base fotografica con la consulenza di storici dell'arte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone-Latina e Rieti e dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, competenti sul territorio, permettevano di stabilire che una delle opere d'arte controllate, poteva avere stringente attinenza con analoga opera scultorea trafugata dalla chiesa parrocchia di Sant'Antonio Abate di Ferentino (FR).

Sulla scorta di tali conferme, sebbene solo fotografiche, venivano avviate ulteriori indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Terni che delegava una perquisizione locale a carico di un commerciante umbro, possessore del gruppo scultoreo, nel corso della quale veniva individuata e sequestrata la scultura oggetto degli accertamenti.

La scoperta

I successivi riscontri effettuati in collaborazione con i funzionari dei citati uffici di tutela, nonché attraverso la preziosa testimonianza di ulteriore documentazione foto-descrittiva acquisita nel corso delle indagini e grazie all'apporto di importanti notizie e fotografie acquisite, inerenti studi di storia locale effettuati da storici e esperti del territorio ferentinate prima e dopo il furto confermavano, in maniera inconfutabile, la perfetta corrispondenza dell'opera sequestrata, con quella trafugata nel lontano 1972 dalla chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate di Ferentino.

Nel corso dell'attività investigativa è emerso che, dopo il furto e la ricettazione, la scultura ha avuto diversi passaggi di proprietà che hanno interessato diverse regioni italiane fino alla sua ultima destinazione, ovvero il centro Italia, dove è stata individuata e recuperata. Visto il tempo trascorso dall'evento delittuoso non si può escludere che l'opera abbia avuto anche ulteriori transiti sui mercati internazionali, considerando anche che questa tipologia iconografi, abbastanza rara, viene molto apprezzata in Europa. Inestimabile il valore storico-artistico e soprattutto devozionale della scultura recuperata al patrimonio culturale nazionale e alla venerazione pubblica.

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