"La ciociara" in versione hard, sul web tra polemiche e tanta amarezza

Il porno-girato prende il titolo dal film premio oscar di De Sica dedicato alla tragedia delle Marocchinate

Sofia Loren in una drammatica scena de La Ciociara di Vittorio De Sica

Dopo mesi di polemiche domani uscirà il film  “La ciociara”, a luci rosse. Sembra un binomio paradossale ma è la realtà. La pellicola sarà distribuita solo sul web e solo sul sito ufficiale del produttore Mario Salieri. Il film sarà suddiviso in una trilogia e domani sarà visibile il primo capitolo dal titolo "Fuga da Roma". La protagonista femminile sarà la pornostar Roberta Gemma.

Il caso in parlamento

Non sono mancate, ovviamente, le critiche e le prese di posizione al riguardo ed il caso è approdato anche in Parlamento grazie alla senatrice del PD Spilabotte che ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Gentiloni per bloccare la proiezione del film.

La direzione generale del cinema

La vicenda del remake hard del capolavoro di Vittorio De Sica interpretato da Sophia Loren e ispirato al romanzo di Alberto Moravia è stata sollevata anche da Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione “Vittime delle Marocchinate”. Il film è stato posto al vaglio della Direzione generale cinema del Mibact che è competente per il rilascio del nulla osta per la proiezione in pubblico di film. Precisando però che la Direzione generale “potrebbe avere competenze sul film in parola soltanto se esso verrà distribuito in sala. Viceversa, qualora il film non dovesse essere distribuito nelle sale cinematografiche, la casa di produzione, in base alla legge, non sarebbe tenuta a presentarne copia alla Direzione generale cinema per il rilascio del nulla osta di proiezione in pubblico”. Dunque nessuna distribuzione in sala cinematografica e nessun nulla osta necessario.

Quelle scioccanti cinquanta ore di libertà

Le marocchinate hanno sempre rappresentato una pagina buia della storia italiana. Con questo termine si identificano tutti gli episodi di violenza sessuale e violenza fisica di massa, ai danni di svariate migliaia di individui di ambo i sessi e di tutte le età (ma soprattutto di donne) effettuati dai goumier francesi inquadrati nel Corpo di spedizione francese in Italia (Corps expéditionnaire français en Italie - CEF) durante la campagna d'Italia della seconda guerra mondiale. Il 14 maggio 1944 i goumier del Corpo di spedizione francese in Italia, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell'adiacente Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler. In seguito a questa battaglia si ritiene che il generale Alphonse Juin abbia dato ai suoi soldati “cinquanta ore di libertà", durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto ‘marocchinate’.

Il giallo del ‘volantino’

Secondo alcune fonti il generale Juin pronunciò il seguente discorso, che apparve su dei volantini tradotti in francese ed in arabo: «Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete.»

Le vittime

Le loro cinquanta ore di ‘libertà’ scrissero la parola fine alla vita di numerose donne residenti nei paesi di Esperia, la cittadina maggiormente colpita, di Patrica, di Pofi, di Isoletta, di Supino e di Morolo. Non sono rimaste escluse le città di Castro dei Volsci, Sant'Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Ceccano, Sgurgola, San Giorgio a Liri. Le stime conterebbero in soli tre giorni (dal 2 al 5 giugno 1944, giorni della liberazione di Roma), 418 violenze sessuali, di cui 3 su uomini, 29 omicidi, e 517 furti solo nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo, e Sgurgola.

Al convegno "Eroi e vittime del '44: una memoria rimossa" tenutasi a Castro dei Volsci il 15 ottobre 2011, il Presidente dell'Associazione Nazionale Vittime delle "Marocchinate" Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa: “Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell'epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal "Corpo di Spedizione Francese", che iniziò le proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, e ben 18.000 violenze carnali. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 (due) o 3 (tre), ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100, 200 e 300 magrebini”.

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Il caso storico

Le marocchinate sono diventate un ‘caso storico’, andrebbero studiate nelle scuole, andrebbero diffuse le testimonianze delle persone superstiti. Non dovrebbero diventare un ‘caso cinematografico’. De Sica le raccontò con la maestria e la professionalità di un Maestro, di un artista che voleva diffondere quanto accaduto e spesso taciuto. Ora siamo di fronte ad un episodio di cui si poteva fare meno per rispetto delle vittime, di una tragedia di cui ancora oggi si fa fatica a parlare, di una guerra che segnò profondamente la popolazione ciociara.

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