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Fiuggi, sui 25 milioni di euro di risarcimento alle Terme deciderà il giudice ordinario

La Corte di Appello ha stabilito che la rivalsa contro l'ex sindaco la dovrà giudicare il tribunale di Frosinone

Sarà il giudice ordinario a dirimere l’intrigata matassa della perdita di Acqua e Terme spa di oltre 50 miliardi di vecchie lire, circa 25 milioni di euro attuali, durante il mandato dell'allora sindaco Giuseppe Celani. Quindi, si parte nuovamente per capire se l'azione di responsabilità intentata da Acqua & Terme Fiuggi contro gli ex amministratori della società che dal 1996 al 2000 causarono una presunta perdita di almeno 50 miliardi di vecchie.

Le ipotesi

Queste le tesi sostenute, ottenendo ampia ragione, da un team di avvocati formato da Mario Tonucci, Giorgio Altieri e Alessia Capozzi, coadiuvati da Marco Pizzutelli, tutti insieme hanno assistito Acqua & Terme Fiuggi, società partecipata dal Comune di Fiuggi, di fronte alla Corte di Appello di Roma e che vede coinvolte una quindicina persone tra amministratori e dirigenti della società termale oltre l’ex sindaco Giuseppe Celani.

Con Bonanni sindaco, in consiglio arrivò l'ok alla procedura di recupero

Questo a seguito dell’azione di responsabilità votata in un consiglio comunale presieduto dal suo successore ed ex sindaco Virginio Bonanni tesa ad accertare i danni patrimoniali che l’azienda termale aveva subito durante la gestione del suo predecessore appunto Giuseppe Celani, anche con una dettagliata informativa rimessa presso la Procura della Repubblica di Frosinone.

 Ora speriamo che in tempi ragionevoli dalle aule dei Tribunali esca finalmente verità e giustizia come pretende una intera comunità e che non si debbano aspettare altri venti anni per sapere come e dove sono andati a finire 50 miliardi di vecchie lire, l’inizio della fine di un sistema termale un tempo il più ricco d’Italia.

Migliaia di posti letto andarono in fumo

Migliaia di posti letto e di lavoro andati in fumo, l’inizio della fine, senza che ad oggi sia emerso uno straccio di verità e soprattutto un euro di risarcimento nei confronti di  della comunità con addebito a quanti hanno prodotto i presunti danni industriali in riferimento.

Periodo nel quale la Nestlè che allora commercializzava la famosa   oligominerale, riversò nelle casse aziendali oltre 500 miliardi di vecchie lire senza che sia stato posto in essere un solo intervento strutturale in grado di garantire un futuro termale. Erano i tempi di “Donne in Musica”, di milioni di bottiglie di acqua Fiuggi uscite dall’imbottigliamento e mai pagate, per essere ritrovate poi sparse in diversi siti portuali italiani.

Un intricato rompicapo

Un rompicapo, di non poco conto, perché le conseguenze di allora, si stanno pagando ancora oggi e il comune rischia di barcollare verso il default. Che cosa accadrà ora? Il Comune farà azione di rivalsa contro gli ex amministratori ed ex gestori di Acqua e Terme Spa, o paga sempre pantalone, ossia tutti i cittadini del Lazio.

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