Costretta a vivere senza cibo ed a dormire in un bagno dal suo aguzzino

Arrestato, nelle ore scorse, l’ultimo degli albanesi che sfruttavano un gruppo di ragazze costrette a prostituirsi sullo stradone dell’Asi

È durata circa una settimana la latitanza dell’ultimo ricercato dell’operazione Uti Dominus che a fine luglio aveva portato all’arresto di diversi aguzzini di alcune ragazze costrette a prostituirsi sull’asse attrezzato tra Frosinone e Ferentino. Nella tarda serata di martedì, infatti, nei pressi di Caserta, i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Frosinone, in collaborazione con la Squadra Mobile di Caserta, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della DDA della Procura della Repubblica di Napoli, nei confronti di un cittadino albanese gravemente indiziato di far parte di un sodalizio, operante nella zona di Frosinone e nel casertano, professionalmente dedito al reclutamento di giovani donne straniere avviate al circuito dello sfruttamento della prostituzione.

Gli arresti di fine luglio

La posizione dell’albanese, gravato di numerosi precedenti di polizia nonostante la giovane età, era al vaglio del Procuratore della DDA di Napoli, funzionalmente competente in ragione dei reati contesti di riduzione in schiavitù e rapina, reati commessi dal soggetto destinatario della misura cautelare avendo indotto alla prostituzione una giovane donna dopo averla “acquistata” da un altro soggetto in via di identificazione, per poi costringerla a prostituirsi con l’uso della violenza e minacciandola costantemente di morte, sottraendole tutto il ricavato della attività di meretricio.

La ragazza era costretta a vivere in condizioni ai limiti della sopravvivenza, rimanendo per giorni senza cibo, ridotta a dormire rinchiusa in un piccolo bagno con l’obbligo di rassettare l’appartamento dell’uomo. Le era consentito di uscire solamente per essere accompagnata nel luogo dove doveva prostituirsi, vestita con abiti succinti e munita di preservativi.

L’albanese aveva “acquistato” una postazione dove farle esercitare l’attività del meretricio nella zona industriale di Frosinone da uno dei personaggi arrestati lo scorso 27 luglio nell’ambito di una parallela attività di indagine svolta nella zona del frusinate.

La vittima, costantemente oggetto di violenze e minacce di morte, era stata privata dei documenti, del passaporto e di tutto il denaro frutto della attività di prostituzione da parte del suo sfruttatore il quale la controllava costantemente onde accertarsi che si prostituisse. 

La triste vicenda si è conclusa ieri sera con l’esecuzione della misura cautelare emessa nei confronti del cittadino albanese.

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