Pesante protesta della Polizia Penitenziaria dopo l'aggressione ai cinque agenti nel carcere ciociaro

“Quel che è accaduto, di una violenza inaccettabile, ci ricorda per l'ennesima volta quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario. Rinnoviamo la richiesta di un incontro con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando"

Che la situazione nei carceri italiani sia difficile oramai non ci sono più dubbi. Sempre più spesso arrivano segnalazioni di detenuti costretti a convivere in spazi angusti con diversi altri “colleghi”. Anche la situazione degli agenti di polizia penitenziaria non è affatto semplice e nei giorni scorsi nel carcere di Frosinone c’è stata un aggressione da parte di un detenuto che in preda ad un stato di agitazione ha ferito cinque agenti mandandoli all’ospedale.

Le difficili condizioni 

“Quel che è accaduto il primo giorno dell’anno nella Casa Circondariale di Frosinone, con la violenta aggressione di un detenuto a cinque poliziotti, ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva giuliana e delle gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria. Dove sono ora quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto più diritti e più attenzione per i criminali ma si scordano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli Agenti di Polizia Penitenziaria e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia delle Istituzioni?”.

E’ la domanda che si pone il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per il tramite del Segretario Generale Donato Capece, dopo i gravi episodi accaduti nel carcere di Frosinone.

“Quel che è accaduto, di una violenza inaccettabile, ci ricorda per l'ennesima volta quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario. Rinnoviamo, alla luce del grave fatto accaduto a Frosinone, la richiesta di un incontro con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando per affrontare eventuali interventi che possano essere messi in campo dalla politica. Per altro, sarà anche l’occasione per evidenziare al Guardasigilli che la realtà detentiva italiana è più complessa e problematica di quello che lui immagina e che il SAPPE denuncia sistematicamente”.

Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del SAPPE, aggiunge: “Cinque agenti di polizia penitenziaria sono finiti in ospedale a Frosinone dopo un’aggressione subita da un detenuto italiano. È successo nel carcere del capoluogo nella serata del primo gennaio 2018. Ad aggredire i poliziotti è stato un recluso di circa trent’anni,  appena rientrato dall’ospedale dopo una lite avuta nel pomeriggio con un altro detenuto. Tutto sarebbe accaduto senza alcun apparente motivo. Alla fine i cinque agenti di polizia penitenziaria sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale Spaziani. Il personale della casa circondariale di Frosinone è  riuscito, nonostante le grandissime difficoltà a riportare alla calma il detenuto ed a ripristinare le condizioni di sicurezza all’interno del reparto.

I distinguo con il discorso di Gentiloni

Capece evidenzia: “E’ vero quel che ha detto durante la consueta conferenza stampa di fine anno il  Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ossia che  avere un sistema carcerario più moderno e più umano aiuta la sicurezza. Ma oggi la realtà in Italia non è affatto così. Oggi, nelle 190 prigioni del Paese, sono presenti 58.115 detenuti, quasi 20mila dei quali sono gli stranieri, ossia ben oltre la capienza regolamentare, e gli eventi critici tra le sbarre (atti di autolesionismo, risse, colluttazioni, ferimenti, tentati suicidi, aggressioni ai poliziotti penitenziari) si verificano quotidianamente con una spaventosa ciclicità. I suicidi di detenuti in cella, poi, sono stati oltre 50 dall’inizio dell’anno, cifra mai raggiunta prima dalla nascita della Repubblica a testimoniare che il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più, con gravi ripercussioni sull’operatività delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria, umiliati dalle continue offese di una parte di ristretti intolleranti alle regole, all’ordine e alla sicurezza delle carceri. E deve fare seriamente riflettere la constatazione che l’accoltellamento di un poliziotto in servizio non merita lo sdegno pubblico di coloro – radicali, amici di Caino ed associazionismo vario – sempre pronti a schierarsi dalla parte dei detenuti a prescindere”.

La mancanza cronica di personale

Netta è la denuncia del SAPPE: “Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo”.

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