Lo sconvolgente racconto dei due coniugi frusinati aggrediti dalla "belva" di Lanciano (video)

L'assalto era avvenuto nel luglio del 2013 mentre moglie e marito stavano riposando. L'uomo era stato colpito con una spranga di ferro alle ginocchia ed agli arti superiori

I coniugi Quattrociocchi

“Non dimenticherò mai quel viso, ancora oggi mi porto dietro i segni di quella terribile esperienza. La notte, ad esempio, debbo tenere sempre la luce accesa ed anche il minimo rumore mi fa sobbalzare”. A parlare è Gabriella Rossi, la donna che insieme al marito Ettore Quattrociocchi, cinque anni fa e precisamente il 7 luglio del 2013 erano stati aggrediti nella loro villetta in via Claudio Monteverdi a Frosinone da Alexandru Colteanu il romeno di 26 anni arrestato nella giornata di ieri dalla squadra Mobile di Caserta accusato di  far parte della banda che ha massacrato di botte i coniugi Martelli di Lanciano.

Colpito con una spranga e lasciato in un lago di sangue

“Quel giorno - ha continuato il marito Ettore (video in basso) - neanche a farlo apposta avevo festeggiato il mio compleanno.  Faceva molto caldo ed io avevo lasciato le finestre aperte. All’epoca dei fatti non avevo ancora messo le inferriate. I malviventi dunque (a detta dell’uomo dovevano essere almeno tre) dopo aver scavalcato la recinzione avevano alzato la zanzariera ed erano penetrati all’interno. Al momento dell’aggressione, stiamo parlando delle 23.30, io stavo già dormendo. Ricordo di essermi svegliato all’improvviso con un dolore atroce alle ginocchia. Non appena ho aperto gli occhi mi sono trovato uno sconosciuto sul letto che mi colpiva con una spranga di ferro. Ricordo che ero diventato una maschera di sangue e se non fosse stato per mia moglie oggi forse non staremmo qui a raccontare questa storia”.

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Il morso della salvezza

Gabriella, infatti, che si trovava nel corridoio era stata colpita con dei calci dalla “belva” di Lanciano. Il giovane voleva trascinarla in una stanza per chiuderla a chiave e massacrarla. Ma la donna che pensava  avessero già ammazzato il marito con una forza che soltanto in certi momenti della vita si può trovare, nonostante il dolore che provava, era riuscita ad afferrare con la bocca la mano dell’uomo. Aveva stretto la carne più che poteva, tanto che il malvivente dopo aver lanciato un grido di dolore aveva lasciato la “presa”. Era stato a quel punto che Gabriella aveva cominciato ad urlare con quanto fiato avesse in gola chiedendo aiuto. I vicini di casa, allertati da quelle urla si erano precipitati nell’abitazione dei coniugi Quattrociocchi. I malviventi, temendo di poter essere acciuffati avevano preferito desistere dal mettere a segno il colpo ed erano scappati.

La sfiducia nella giustizia

“La vede questa cicatrice? Ettore mostra un segno sul braccio lungo almeno dieci centimetri. Quando sono arrivato in ospedale avevo l’osso di fuori. I medici non potendo effettuare dei punti di sutura hanno dovuto procedere con un’altra tecnica. E così anche se lentamente sono riusciti a salvarmi l’arto ed  a guarire”. Gabriella ha riconosciuto il suo aguzzino quando dalla tv sono state trasmesse le sue immagini. Adesso è amareggiata e poco fiduciosa nella giustizia. “Se quei due fossero rimasti in carcere - ha  detto la donna - oggi forse quei due coniugi non avrebbero vissuto la stessa nostra esperienza. Eppure all’epoca dei fatti gli agenti della squadra Mobile diretti dal vice questore Carlo Bianchi erano riusciti ad acciuffarli a tempo di record. Purtroppo essendo minorenni erano stati giudicati e condannati a sei anni dal tribunale dei Minori. Il resto è cronaca.

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