Frosinone, convegno di Sperlonga sulla mafia grande assente è la politica

Ho partecipato al convegno organizzato a Sperlonga dall’associazione antimafia Antonino Caponnetto inerente la presenza e il presunto dominio dei boss sulla costa pontina.

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Ho partecipato al convegno organizzato a Sperlonga dall’associazione antimafia Antonino Caponnetto inerente la presenza e il presunto dominio dei boss sulla costa pontina.

Hanno preso la parola personalità degne di assoluto rispetto e soprattutto professionalmente competenti quali Alfredo Galasso, avvocato antimafia e docente universitario, il magistrato Lucia Aielli, il pm della DDA partenopea Alessandro D’Alessio, il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, Cesare Sirignano della Procura Nazionale Antimafia, Giuseppe De Matteis, questore di Latina, Mario Giarrusso della Commissione Parlamentare Antimafia e il magistrato Antonio Esposito presidente del Comitato scientifico della Caponnetto.

Ho ascoltato le analisi e le relazioni che hanno sottolineato come le procedure del confino giudiziario applicato negli anni ‘60 e ‘70 ai boss della ‘ndrangheta, della mafia e della camorra abbiano consentito a queste realtà criminali di mettere le radici sul nostro territorio, di ramificarsi, di organizzarsi e alla fine di infiltrare il tessuto finanziario, imprenditoriale e politico della zona.

Niente di nuovo ma sicuramente una svolta storica rispetto a qualche decennio allorché gli stessi rappresentati delle forze dell’ordine, prefetti e potenti esponenti della classe politica tendevano a sminuire o addirittura negare la presenza e le pericolosità di questo fenomeno.

Oggi sappiamo che la mafia esiste, seppure in modo silente e si comporta in modo dissimile dalle regioni di provenienza dove esercita il controllo assoluto del territorio, ne detta le regole e ne assume il comando attraverso l’esercizio della violenza, dell’intimidazione e dell’omertà.

Dalle nostre parti ha subito l’evoluzione temporale e si è adattata a convivere con le altre organizzazioni mafiose attraverso la suddivisione, l’assegnazione e la gestione di comparti o settori specifici del mondo economico, imprenditoriale o del traffico di armi, droga e rifiuti tossici.

Un convegno questo che ha sottolineato anche altri atteggiamenti significativi che ruotano attorno al mondo del malaffare, della corruzione e delle collusioni segrete tra le attività politico- affaristiche.

Il primo riguarda la sorte dei giornalisti coraggiosi che attraverso inchieste pericolose e mozzafiato rivelano aspetti reconditi della vita politica e amministrativa di società e personaggi potenti che per questo li denunciano per diffamazione chiedendo risarcimenti milionari.

Il secondo aspetto che è venuto fuori descrive la lentezza se non addirittura la paura delle forze investigative che spesso arretrano di fronte alle denunce dei cittadini creando rabbia, rassegnazione e sfiducia della gente comune nei confronti dei servitori dello Stato.

Ovviamente non è una regola generale, ma da quanto decritto da alcune vittime che hanno subito ingiustizie e ricatti mafiosi, sul litorale pontino spesso si tende a sottovalutare il fenomeno o a mitigare le denunce.

Penso sia doveroso per la classe dirigente e gli amministratori degli Enti locali, tenere gli occhi aperti e non farsi sfuggire nulla quando si ricevono finanziamenti e si procede alle assegnazioni degli incarichi o all’aggiudicazione degli appalti. Attorno e dentro le istituzioni si coalizzano comitati d’affari che non hanno nulla a che vedere con il bene comune ma pensano solo agli affari personali. Un plauso all’associazione antimafia Antonino Caponnetto e al suo responsabile Elvio di Cesare che troppo spesso appare come “una voce che grida nel deserto”

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