Coronavirus, carcere a ferro e fuoco: detenuti trasferiti in nottata

Un centinaio di reclusi ha occupato e devastato due sezioni della Casa Circondariale di Frosinone per paura del contagio e contro il blocco dei colloqui coi familiari, ma non solo

Come quelli di Salerno, Napoli, Modena, Bari e Palermo, tra gli altri, anche il Carcere di Frosinone è stato messo a ferro e fuoco nelle scorse ore da un centinaio di detenuti in rivolta per ragioni “in parte riferibili all’Emergenza Coronavirus - si è fatto portavoce Stefano Anastasia, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale - La preoccupazione per la diffusione del virus in carcere, ma anche la protesta contro le norme di limitazione dei colloqui coi familiari. Però - ha fatto presente - a queste motivazioni se ne aggiungevano altre, relative all’Istituto di Frosinone, in particolare alla fatiscenza dello stesso, alla scarsa assistenza sanitaria e, in generale, al problema del sovraffollamento”.

La rivolta dei detenuti

Nella giornata di ieri, domenica 8 marzo, la protesta nel Carcere di Via Cerreto è scattata intorno alle 13 e, a differenza di quella registrata presso la Casa Circondariale di Cassino, non si è limitata allo sbattimento di oggetti metallici contro le inferriate delle celle. Sono state occupate, devastate e rese inagibili, infatti, due sezioni del penitenziario frusinate, mandando a fuoco i materassi e in frantumi gran parte delle suppellettili. Intorno alle 23, una volta sedata l’insurrezione, è iniziato il trasferimento dei detenuti a bordo di tre navette.

Si è parlato anche di evasi

Non ci sono state evasioni - ha rassicurato lo stesso Anastasia, escludendo anche che ci siano stati contagi all'interno del carcere - né aggressioni e lesioni personali nei confronti di chicchessia”. Così, invece, il Segretario Generale del Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria (Cnpp), Giuseppe Di Carlo: "Sembrerebbe - aveva comunicato ieri pomeriggio - che abbiano utilizzato le zone di passeggio detenuti, approfittando anche delle difficoltà del personale di Polizia Penitenziaria che tenta il ripristino dell'ordine e delle sicurezza, e alcuni di loro siano scappati, attualmente in strada dove sono arrivati in supporto i colleghi della Polizia di Stato e Carabinieri, oltre alla Polizia Penitenziaria che è già alla ricerca dei fuggitivi". 

La “task force” dell’ordine

Non appena la situazione è degenerata, sin dal primo pomeriggio, sono stati richiamati in servizio gli agenti di Polizia Penitenziaria in ferie o a riposo – “cronica carenza di personale”, ha lamentato il Sindacalista Massimo Costantino (Cisl Fns) –  nonché, oltre all’ausilio di un elicottero per il monitoraggio dall’alto, rinforzi provenienti da altri Istituti laziali e ulteriori forze dell’ordine. A seguire direttamente sul posto gli avvenimenti il Questore Leonardo Biagioli, il suo Vice e Capo della Squadra Mobile Flavio Genovesi, il Vicecomandante dei Carabinieri Andrea Gavazzi e il Comandante del Nucleo Investigativo dell’Arma Andrea Petrarca. A supporto in serata anche i Vigili del Fuoco

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Le richieste dei detenuti

Prima che esplodesse la rivolta, i reclusi avevano aperto una trattativa per il tramite del Garante dei Detenuti del Lazio: “Visti i fatti già accaduti in questo Istituto - ha riportato Stefano Anastasia - non c’è un’adeguata sanità e veniamo trattati peggio degli animali. Siamo in sovraffollamento e l’organico non può reggere tutte le richieste. Poi siamo venuti a conoscenza che ci sono stati dei casi di Coronavirus, per non parlare delle persone morte per colpa dell’area sanitaria. Non ci sentiamo sicuri, vogliamo più diritti e controlli sanitari, soprattutto per le persone che hanno già problemi di salute”.

Stefano Anastasia, Garante dei Detenuti del Lazio-2

“Chiediamo qualcuno del Ministero e le telecamere della Rai e di Mediaset - hanno aggiunto - e di non bloccare i colloqui. Abbiamo fatto più di una richiesta scritta per far valere i nostri diritti, ma siamo stati sempre presi in giro. Ecco perché siamo arrivati a questo. Chiediamo celle più agibili. Siamo stati tutto il periodo di dicembre e gennaio con le pareti che tiravano fuori acqua e coi termosifoni spenti. E la notte ci viene tolta l’acqua”.

“Più controlli da parte dei Garanti dei Detenuti - hanno preteso poi - Più controlli con educatori e psicologi, più telefonate verso le nostre famiglie e più minuti, più colloqui con i nostri familiari, più reintegrazione dei detenuti (corsi, scuola, permessi) e più Magistrati di Sorveglianza. Nessuna ritorsione per nessuno né partenzesanzioni disciplinari per i fatti successi. Partenze per chi vuole essere trasferito”.

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