Droga dall'estero al carcere di Frosinone fino alla 'mala' romana e calabrese

21 le persone individuate facenti parte di un sodalizio criminale composto da soggetti italiani (romani e calabresi) e stranieri, contiguo alla ‘ndrangheta, attivo nel settore del narcotraffico internazionale

Il carcere di Frosinone dopo circa una settimana dall'operazione di "Via Bellini" torna al centro delle cronache per un'altra operazione dei carabinieri. Ancora una volta un detenuto dell'istituto ciociaro aveva messo su un giro di spaccio di droga che andava ad alimentare un sodalizio criminale composto da romani e calabresi vicino alla 'ndrangheta'.

Ecco come funzionava il 'cartello di Via Bellini'

Dalle prime luci dell’alba, nelle province di Roma e Reggio Calabria, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, coadiuvati dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti, stanno dando esecuzione a un’ordinanza che dispone misure cautelari nei confronti di 21 persone, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, ritenuti appartenenti a un sodalizio criminale composto da soggetti italiani (romani e calabresi) e stranieri, contiguo alla ‘ndrangheta, attivo nel settore del narcotraffico internazionale.

L’organizzazione operava a Roma e provincia, con intermediari sudamericani per l’acquisto ed il finanziamento di ingenti quantitativi di stupefacente. In alcuni casi la droga giungeva in Italia occultata all’interno di flaconi di prodotti fitoterapici. E’ stato accertato dai Carabinieri che due persone, nonostante fossero detenute presso le Case Circondariali di Frosinone e Terni, avevano continuato gestire i rifornimenti di stupefacente a favore di alcuni sodali, per la successiva distribuzione ai clienti.

Il provvedimento cautelare si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Domingo”, sviluppata tra gennaio e ottobre 2019.

Le investigazioni hanno consentito di ricostruire i canali di approvvigionamento, il sistema di gestione delle “piazze di spaccio” e le modalità di cessione della sostanza stupefacente, documentando e accertando in particolare: l’esistenza di un’associazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) operativa a Roma e provincia, capeggiata da due soggetti di origini calabresi, di cui uno contiguo alla ‘ndrina “Giorgi” operante nel comune di Locri.

Il ruolo di un soggetto della Repubblica Dominicana, come intermediario per l’acquisto ed il finanziamento di ingenti quantitativi di stupefacente del tipo cocaina; che le operazioni di approvvigionamento della droga avvenivano mediante la collaborazione di cittadini peruviani residenti a Roma i quali, a loro volta, si avvalevano di fornitori connazionali che spedivano il narcotico in Italia occultandolo all’interno di flaconi di prodotti fitoterapici; che il commercio dello stupefacente al dettaglio all’interno del quartiere di Roma “La Rustica”, prevalentemente nel tratto urbano compreso tra Via Nicandro e Via Delia, avveniva attraverso i pusher reperibili dai vari clienti direttamente sulla pubblica via, oppure con contatti telefonici; le condotte di due persone detenute presso le Case Circondariali di Frosinone e Terni che, muniti di mini telefoni cellulari (rinvenuti a seguito della perquisizione delle celle), gestivano i rifornimenti di stupefacente a favore di alcuni sodali per la successiva distribuzione ai clienti;

Nel corso delle indagini sono state arrestate, in flagranza di reato, 12 persone per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; sequestrati complessivamente circa 8 kg. di cocaina, 1,400 kg. di marijuana, 15 kg. di hashish, 1 pistola revolver marca Colt Cobra cal. 38 (oggetto di furto) e 50 cartucce cal. 38 special.

L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, trae origine dall’arresto in flagranza di un corriere operato in data 16.11.2018 all’interno dell’aeroporto di Fiumicino (RM). In tale circostanza una donna a bordo del volo proveniente da Lima, a seguito di accurata perquisizione personale, era stata trovata in possesso di oltre 6 kg. di sostanza del tipo cocaina in stato liquido, occultata all’interno di provette custodite nel bagaglio spedito. In riferimento alla perdita dell’ingente quantitativo di narcotico, uno dei promotori dell’associazione commentava con gli altri sodali che tale imprevisto aveva compromesso un guadagno di circa 200.000 euro a testa. Pertanto, per le future operazioni di trasporto, pianificava di inviare una persona in Perù e far ingerire gli ovuli per eludere così i controlli alla dogana.

L’associazione oggetto della presente indagine risulta essere dotata di una stabile organizzazione, di importanti risorse finanziarie e di numerosi mezzi, quali maglie di comunicazione riservate messe a disposizione dei fornitori, veicoli e locali (box locati) utili al trasporto e alla custodia di ingenti quantitativi. Il vincolo è altresì caratterizzato da una rigida ripartizione dei compiti tra associati nonché da una compartimentazione nei ruoli ad ognuno affidati dai vertici del sodalizio, con stabili collegamenti operativi sul territorio.

L’abitazione di via Delia n. 20 di Roma, monitorata nell’ambito dell’indagine dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, si è rivelata essere la sede dell’associazione in quanto luogo utilizzato sia per detenere e custodire lo stupefacente, che per lo svolgimento di summit tra gli indagati.

È opportuno precisare come l’attività illecita non sia mai cessata, neanche nell’immediatezza di interventi delle Forze dell’Ordine e di sequestri di partite di sostanze. Infatti, gli arresti in flagranza eseguiti nel tempo sono stati considerati come un “rischio di impresa” calcolato e non hanno in alcun modo rallentato le attività dell’associazione.

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