Finti posti di lavoro per truffare lo Stato, nuovamente arrestati Marco e Marcello Perfili

I due imprenditori ciociari, ex editori del quotidiano La Provincia e proprietari della Selva di Paliano, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza di Treviso, avrebbero frodato fondi destinati all'impiego di operai nel settore energetico, per 500 milioni di euro

Rimborsi fiscali per impianti energetici mai realizzati e fondi per la formazione di personale per oltre 500 milioni di euro mai veramente utilizzati. A finire nuovamente in manette sono stati Marco e Marcello Perfili, imprenditori ciociari del settore ambiente ed ex editori del quotidiano La Provincia. Secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza di Treviso, i due imprenditori, agli arresti domiciliari, unitamente ad altre cinque persone, avevano dato vita ad una maxi frode da 500 milioni di euro. 

Il primo arresto

L'indagine "Energia Cartolare", avviata lo scorso anno, dai finanzieri trevigiani in collaborazione con i colleghi di Frosinone e Potenza, ha consentito di scoprire la maxi-frode da 500 milioni di euro sui cosiddetti "Titoli di Efficienza Energetica", dietro presentazione di progetti di efficientamento energetico, in realtà mai eseguiti. È stato accertato che i fornitori di società che detenevano "certificati bianchi", incaricati ad "evadere" le pratiche, erano evasori totali, oppure presentavano dichiarazioni annuali con valori irrisori, e comunque incongrui rispetto a quelli indicati dai clienti.

15 le energy saving company con attestati falsi

Quindici le Energy Saving Company che avevano attestato falsamente al Gestore dei Servizi Energetici (organo del Mef) di aver eseguito oltre 3.900 interventi di efficienza energetico, consistenti principalmente nella sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, isolamento di pareti e coperture per il riscaldamento o raffrescamento di involucri edilizi. In tal modo maturavano il diritto al rilascio di Titoli di Efficienza Energetica (i "certificati bianchi"), rappresentativi, in sostanza, di un contributo pubblico per il risparmio di energia. Ma sia gli artigiani che i loro clienti non sapevano nulla; erano stati "rubati" i dati per fare fatture false. Un comportamento che ha fatto 'incassare' ai sette arrestati e ventotto indagati un indebito profitto di oltre 100 milioni di euro che sono stati sequestrati unitamente a beni ed ai conti correnti.

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