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L'incompiuta di Frosinone: l'Interporto (Il Fatto Quotidiano)

L'incompiuta di Frosinone: l'Interporto (Il Fatto Quotidiano)

Interporto del Capoluogo, ormai lo scandalo dell’incompiuta è di portata nazionale

Presentato trent'anni fa come il grande polo logistico del centro Italia. Dopo il certificato fallimento della Società interportuale Frosinone (Sif), invece, resta una cattedrale nel deserto da 62 ettari. Sprecati 10 milioni di euro

Lo scandalo della grande incompiuta di Frosinone, l’Interporto che doveva nascere tra il casello autostradale e la ferrovia, è ormai balzato alle cronache nazionali. Come riporta anche Il Fatto Quotidiano, “oltre trent’anni fu annunciato come il nuovo polo logistico di riferimento del centro Italia: circa 10 milioni di euro sono stati spesi per un'opera mai finita”. 

Ora, invece, il Tribunale ha certificato il fallimento dellla Società Interportuale Frosinone (Sif), che avrebbe dovuto costruire e gestire l’opera. “Intanto un'area di 62 ettari - scrive ancora il FQ - è rimasta abbandonata e le sentenze del Tar hanno dato e stanno dando ragione ai cittadini che hanno subito gli espropri”. Come nel caso del Comune capoluogo, da cui nel 2015 è scattato un risarcimento di un milione e mezzo di euro.  

La fallita Società interportuale di Frosinone 

Si parla della Sif spa, una società mista a capitale pubblico-privato (6.366.418 euro) nata nel 1991 e formata da Provincia (64.06%), Comuni di Frosinone (10.8%) e Ferentino (9.3%), Camera di Commercio (9.86%), Banca Popolare del Cassinate (5.46%), Consorzio Asi (2.7%) e, con il 9.86%, altre associazioni di categoria e società private con quote inferiori al 5%. Quel che resta dell’Interporto che avrebbe dovuto realizzare e gestire è quella che lo stesso quotidiano diretto da Marco Travaglio definisce “una cattedrale nel deserto” fatta di un capannone industriale e rifiuti, anche pericolosissimi per salute come l’amianto.  

Se a Colleferro ridono, Frosinone è una valle di lacrime 

Tutt’altra storia rispetto al progetto del Centro logistico multimodale della vicina Colleferro, promosso oltre venti anni or sono dall’allora sindaco Silvano Moffa, poi presidente della Provincia di Roma e sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. A Frosinone, invece, niente raccordi ferroviari, magazzini e piazzali di stoccaggio delle merci.  

“Un piccolo spiraglio per evitare il fallimento si era aperto cinque anni fa quando era stata individuata un’azienda per completare e gestire l’opera ma all’assemblea dei soci, convocata per discutere di questa possibilità, non si presentò nessuno, neanche la provincia di Frosinone, socio di maggioranza”. Da qui le dimissioni del presidente della Sif Giuseppe Galloni e dell’intero Consiglio di amministrazione.  

Galloni: “Dopo le dimissioni nessuna telefonata” 

“Avevamo indetto l’assemblea dei soci - spiega Giuseppe Galloni al Fattoquotidiano.it – proprio per stabilire se prendere in considerazione o meno questa possibilità, visto che ormai la situazione era già fortemente pregiudicata. Ma nel momento in cui neanche il socio di maggioranza si è presentato, abbiamo deciso di dimetterci. Da quel giorno non ho ricevuto alcuna telefonata né dal commissario della Sif sopravvenuto dopo le dimissioni, né dal presidente della provincia”. 

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