Infiltrazioni mafiose nel Frusinate, parla il Procuratore Nazionale Cafiero De Raho

Il magistrato, relatore in un convegno nel carcere di Cassino, ha fatto un'analisi sulla presenza dei clan in provincia e posto l'accento sul lavoro di controllo svolto dalle Procure e dalle forze dell'ordine presenti sul territorio

"La vicinanza con la provincia di Caserta ha fatto si che questa terra, la Ciociaria, divenisse luogo di 'investimento ed accoglienza' per le organizzazioni criminali. Nel corso degli anni tante sono state le operazioni portate avanti dalle Distrettuali Antimafia che hanno consentito di accertare la presenza radicata di clan nel basso Lazio, tra Latina e Frosinone. Questo è stato possibile grazie alla presenza delle Procure che unitamente alle forze dell'ordine svolgono un lavoro di monitoraggio senza uguali. Il riciclaggio, l'estorsione e la corruzione sono i mali che attecchiscono dove c'è crisi e disoccupazione". Il Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho, relatore a Cassino di un importante convegno organizzato nella casa circondariale, ha risposto così alle domande dei cronisti e alla luce dei dati forniti dall'ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia che classifica il frusinate come 'terra di conquista' da parte di clan dediti soprattutto al traffico di droga ed al riciclaggio attraverso centri scommesse e sale slot. 

La relazione DIA

"La provincia di Frosinone è interessata dalla presenza di alcune significative espressioni della criminalità mafiosa, soprattutto di clan camorristici di origine casertana, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti. Riscontri investigativi hanno inoltre, nel tempo, evidenziato gli interessi dei Casalesi, dei Misso, dei Mazzarella anche nel settore del gioco, utilizzato per il riciclaggio di denaro in settori quali il bingo, la raccolta delle scommesse sportive ed ippiche, i video poker e le cd. new slot. Alcune risultanze investigative del 2016 avevano già permesso di appurare come anche il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Frosinone e nella provincia venisse, di fatto, gestito da soggetti vicini ai clan campani, che hanno talora replicato sul territorio gli schemi organizzativi tipici della camorra nella regione d’origine".

Il casermone

"Sintomatico al riguardo, anche il fatto che la compagine criminale non si sia limitata ad utilizzare il territorio, individuato in un ampio caseggiato posto nell’area periferica della città (il noto “Casermone”), come piazza di spaccio o base d’appoggio per altri fini criminali, ma si sia invece dimostrata incline a farsi carico di interventi di utilità per i cittadini residenti, al fine di ottenere da questi un supporto o comunque acquiescenza alle proprie attività. Emblematico è il caso della posa in opera, da parte di un gruppo criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, di un impianto di illuminazione in una zona non servita, al chiaro fine (tra l’altro sottolineato dai prevenuti in diverse circostanze rilevate nelle investigazioni) di ottenere dai residenti della zona un sostegno o comunque una qualche forma di neutralità".

Il 'caso' Ferentino

 "La capacità di infiltrazione nel tessuto socio-economico locale da parte dei sodalizi di matrice camorristica, era peraltro già stata evidenziata dall’azione investigativa degli ultimi anni, che ha condotto al sequestro ed alla confisca di beni di provenienza illecita, reinvestiti spesso in attività commerciali.  Nel semestre in esame il peso di proiezioni della camorra nel territorio è messo in luce dall’esecuzione, il 7 marzo 2019, di cinque ordinanze nei confronti di altrettanti indagati, per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore di Tivoli. In particolare un pubblico amministratore locale, eletto in una lista civica, si era rivolto a personaggi vicini al clan camorristico RIZZO, radicato in “Napoli-Centro”, incaricandoli di convincere il citato imprenditore a pagare un’ingente somma di denaro per aggiudicarsi un appalto, del valore di circa 6 milioni di euro, per la costruzione e la gestione di loculi nel cimitero del comune di Ferentino: l’azione criminale non si era limitata a sfruttare la forza di intimidazione del clan, ma si era concretizzata anche nell’uso di armi ed attraverso l’esecuzione di veri e propri raid nella sede dell’azienda".

Il Cassinate

Anche nel territorio di Cassino si è registrata, nel tempo, una crescente proiezione dei sodalizi criminali campani, in particolare casertani. "Si è, infatti, evidenziata la presenza di soggetti appartenenti al clan dei Casalesi, agli Esposito di Sessa Aurunca, ai Belforte di Marcianise, ai clan napoletani Licciardi, Giuliano, Mazzarella, Di Lauro ed al clan dei Gionta, originario di Torre Annunziata

Rifugio di latitanti

Nella provincia hanno inoltre cercato rifugio numerosi latitanti, come dimostrano gli arresti avvenuti negli anni passati di alcuni esponenti di spicco legati ai clan campani Amato-Pagano, Polverino e Casalesi. Il territorio di questa provincia è stato utilizzato per trascorrere periodi di latitanza, come emerso anche nel corso 2018. In particolare, il 24 gennaio 2018, in un casolare di Cassino, nel sud della provincia di Frosinone, è stato catturato il reggente del gruppo Polverino di Marano di Napoli, ricercato dal 2011. Il successivo 26 giugno, a Fiuggi, è stato eseguito un ordine di esecuzione di pena detentiva a carico di un pregiudicato, contiguo al clan Amato-Pagano, condannato per traffico internazionale di droga ed associazione di tipo mafioso, il quale si trovava nella cittadina laziale agli arresti domiciliari.  Da ultimo, il 19 ottobre, è stato catturato sul territorio un esponente del clan dei Casalesi, ritenuto vicino al già arrestato boss Michele Zagaria".

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Un 'fenomeno' radicato

"Dalle più recenti indagini si è poi registrata la presenza nella città e nella provincia di Frosinone di diverse organizzazioni criminali, anche autoctone. Il radicamento dei clan di camorra e la loro alleanza con la criminalità locale ha facilitato lo svolgimento delle tradizionali attività delittuose (rapine, traffico degli stupefacenti, estorsioni), senza trascurare il riciclaggio e il reimpiego di capitali illeciti. Cinque esercizi pubblici situati in provincia di Frosinone erano collegati a società riconducibili ai soggetti indagati dell’indagine “‘Ndrangames” che ha inciso nella criminalità lucana, colpendo l’operatività del clan potentino Martorano-Stefanutti e ne ha individuato le connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale. Gli indagati, a vario titolo ed avvalendosi del metodo mafioso, fino al mese di luglio 2015 avevano agevolato le citate consorterie nell’illecita raccolta delle scommesse on line attraverso apparecchiature elettroniche collegate in rete a siti esteri". 

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