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Cronaca Cassino

Indagine depuratore Cosilam, indagate quattro persone tra vertici del Consorzio e la Reno De Medici

A dover rispondere di 'inquinamento ambientale in concorso tra loro' il presidente dell'Ente Marco Delle Cese, il direttore Vincenzo Di Vizio, il direttore della cartiera Francesco Canal e il responsabile ambientale Alessio Plebani

Quattro nuovi indagati nell'inchiesta 'Acquanera' che la Procura di Cassino e di Carabinieri Forestali del Niipaf di Frosinone stanno portando avanti oramai da mesi. Questa mattina a vedersi notificare un avviso di garanzia sono stati il presidente del Cosilam, Marco Delle Cese, il direttore del Cosilam Vincenzo Di Vizio (tutelati dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola), il direttore della cartiera Reno De Medici, Francesco Canal ed Alessio Plebani, responsabile ambientale della cartiera di Villa Santa Lucia. 

Per tutti e quattro il sostituto procuratore Emanuele De Franco ha ipotizzato il reato di inquinamento ambientale in concorso tra loro. I carabinieri forestali del gruppo di Frosinone, coordinati dal tenente colonnello Vito Masi unitamente ai colleghi della Polizia Giudiziaria della Procura di Cassino, stanno ispezionando gli uffici della cartiera di Villa Santa Lucia e del Consorzio del Lazio Meridionale. L'inchiesta che è alle battute iniziali ha fatto emergere dalle intercettazioni telefoniche dei passaggi inquietanti e che fanno emergere uno spaccato di inciviltà senza precedenti a carico dei residenti delle zona limitrofe all'impianto che emana ad ogni ora del giorno e della notte fetori ammorbanti. 

Sveramento inquinante Cosilam

Le notifiche di questa mattina scaturiscono dalla prima parte dell'indagine che lo scorso mese di ottobre ha portato all'arresto dell'ex presidente della A&A, Riccardo Bianchi,  Amedeo Rota e Roberto Orasi (poi scarcerati dal Riesame pur rimanendo saldo il grave quadro accusatorio) ed ai provvedimenti restrittivi personali a carico di altre due persone, dipendenti sempre della A&A, tutte accusati del reato di inquinamento ambientale.  

I fatti contestati risalgono al 2020 – 2021 e riguardano la società che gestisce il depuratore consortile, che convoglia i reflui di alcune aziende e comuni del Cassinate. In particolare sono stati svolti campionamenti sul corso d’acqua Rio Pioppeto, nel quale il depuratore scarica i propri reflui, sia presso lo scarico finale dell’impianto sia a monte e a valle di detto scarico.

Dagli accertamenti svolti emerge innanzitutto la continua, e significativa, violazione dei limiti tabellari stabiliti per i reflui dello scarico finale del depuratore consortile; in secondo luogo i campionamenti a monte e a valle hanno rilevato fortissime differenze qualitative delle acque del Rio Pioppeto, proprio in riferimento ai parametri riscontrati nel reflui di detto scarico; infine, anche visivamente, lo stato del corso d’acqua si mostrava colmo di schiume e melme, spesso accompagnato da forti odori. 2 In particolare le analisi svolte da Arpa Lazio hanno restituito dei risultati allarmanti: nel punto di scarico sono stati ripetutamente superati i limiti dei parametri COD1 (in un caso superiore più di 20 volte il limite), BOD52 (in un caso superiore più di 50 volte il limite), Solidi sospesi3 (in un caso superiore più di 50 volte il limite), Alluminio4 (in un caso superiore più di tre volte il limite), Solfiti5 (superiore anche più di 9 volte il limite), Solfuri (superiore quasi 4 volte il limite).

A valle dello scarico le analisi svolte da Arpa Lazio rilevano una qualità dell’acqua peggiore rispetto a quella a monte dello scarico: COD (in un caso superiore più di 2440 volte il valore a monte), BOD5 (in un caso superiore più di 2900 volte il valore a monte), Solidi sospesi ( in un caso superiore più di 1470 volte il valore a monte), Alluminio (in un caso superiore più di 1221 volte il valore a monte); inoltre, ci sono rilevanti differenze nei valori dei parametri Fosforo totale (in un caso superiore più di 344 volte il valore a monte), Boro (in un caso superiore più di 204 volte il valore a monte), Ferro (in un caso superiore più di 895 volte il valore a monte), Piombo (in un caso superiore di 9 volte il valore a monte), Zinco (in un caso superiore di 100 volte il valore a monte), Azoto ammoniacale (in un caso superiore più di 7 volte il valore a monte) e Rame (in un caso superiore 24 volte il valore a monte).

Le attività tecniche e le indagini degli operanti hanno dimostrato come la descritta situazione sia ben nota agli indagati, i quali non solo erano edotti circa il superamento dei limiti tabellari riguardo gli inquinanti immessi nel corpo recettore Rio Pioppeto, ma anche delle cause dovute alla provenienza di reflui in entrata presso l’impianto in quantità tali da arrecare criticità alla funzionalità del depuratore. In una occasione, infatti, il depuratore si presentava colmo di melme e fanghi, la cui provenienza era dovuta, secondo gli stessi indagati, ad un’azienda che scarica i propri reflui nella rete consortile.

In tale contesto si è registrata l’inerzia degli indagati sulle modalità necessarie per evitare che lo scarico dell’impianto inquinasse il fiume. Il GIP di Cassino ha così disposto il sequestro del depuratore consortile, affidando la gestione ad un amministratore giudiziario.

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