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Martedì, 23 Aprile 2024
Ambiente / Ceccano

Ceccano, una lettera per l'eterno nemico: l'inquinamento

L'avvocato Anna Elisa De Santis, in occasione della campagna itinerante Clean Cities, racconta il dramma della città a cui spetta il primato di "più inquinata del territorio"

Alla giornata di ieri organizzata da Legambiente per la campagna itinerante Clean Cities - volta a ribadire l'estrema urgenza di ridurre l'inquinamento atmosferico - si è aggiunta la lettera di Anna Elisa De Santis avvocato da sempre impengata sui temi della tutela ambientale e residente a Ceccano, la città più inquinata del territorio secondo gli ultimi dati Arpa. 

"Vivere a Ceccano, il paese inquinatissimo, è un'altra storia. Lo è da sempre, ma da un po’ di tempo è diventata una storia troppo complicata. 

Legambiente parla di inquinamento cronico. Un lessico preciso, una definizione appropriata per situazioni come quella del Comune dove abito da sempre e dove da sempre sono abituata alla convivenza con l'inquinamento che a mano a mano ha preso forme sempre diverse e più aggressive. 

Ceccano ha conosciuto   l'inquinamento del fiume, il suo degrado a semplice discarica, i miasmi delle porcilaie, le emissioni delle industrie. Ogni volta, la popolazione sì è animata e ha fatto sentire la sua voce, nelle sedi più disparate. La piazza, il tribunale, i luoghi di incontro, le parrocchie, le associazioni ambientaliste.  Ogni volta più difficile, ogni volta con più fatica.

Adesso però l'avversario è diventato insidioso. L'inquinamento atmosferico che conoscevamo non ha più lo stesso volto. Non ha più una matrice esogena rispetto alla popolazione, ma affonda le sue origini nelle abitudini quotidiane di ognuno di noi, impostate da un rigido schema che sembra naturale e invece non lo è affatto. Il flusso continuo di automobili e mezzi pesanti che attraversa Ceccano, snodo dell'hinterland frusinate, racconta la vita di lavoratori, studenti, donne, anziani coinvolti in una stressante rincorsa per comprare, acquistare, consumare a prezzi sempre più alti, in uno slalom prevalentemente automobilistico tra gli altri, quasi accessori, impegni di vita, tutti agganciati al lavoro e poco più. Lavoro spesso precario, quindi con necessità di spostamenti continui,  dirompenti per la vita personale, di coppia, familiare. L’automobile è il centro assoluto, che isola ognuno in questa sua rincorsa, quasi che non fosse possibile altro. A Ceccano, come altrove del resto, è così, ma la durezza dell’inquinamento accumulato negli anni rende il tutto particolarmente pericoloso per l’ambiente e la salute. 

La condivisione delle auto, potrebbe essere intelligente e non mortificante, non imposta né indotta, ma modulata su aspetti e segmenti del vivere legati al trasporto che pesano sul bilancio complessivo dell’aria consumata nel territorio. Inoltre, la mobilità tramite mezzi pubblici non inquinanti dovrebbe urgentemente uscire dalla sua dimensione secondaria rispetto all’auto personale, diventare effettiva, dignitosa.

Ormai è necessario che ci sia una svolta nell’organizzazione non solo delle grandi città, ma anche dei paesi e delle città dell'interno. Non può essere più rinviata una riorganizzazione che guardi alla sostanza delle cose. Non vogliamo più inseguire l'inquinamento, questo è il punto e la transizione ecologica avrà un senso solo se questo schema verrà completamente cambiato. Ad esempio, non deve più essere messo nel conto un livello di polveri sottili come quello che si è riscontrato a Ceccano, in un mese quello che poteva essere previsto per un anno. 

Dentro questo dato ci sono sofferenze. Ognuno sa, a Ceccano, cosa significa la difficoltà, il peso della respirazione. I bambini imparano da piccoli questa pratica diversa del proprio piccolo corpo in crescita, gli anziani cercano di adeguarsi, affannano. Tutti gli organismi viventi sono costretti nello stravolgimento dei propri limiti, perché la respirazione è vita, del pianeta stesso.

Localmente, spetta di sicuro  all'amministrazione comunale individuare misure effettive di contrasto di fronte a un fenomeno così grave. Le centraline sono soltanto uno strumento per conoscere i dati, ma poi sui dati vanno elaborate delle decisioni adeguate, nei modi e nei limiti del possibile, ma non nei termini in cui finora le cose stanno andando avanti. Insostenibile ormai l'emergenza delle vie centrali, io stessa ne conosco personalmente l’entità e il fisico di noi abitanti è il primo delicato ma preciso sensore delle dimensioni del problema.

La campagna di Legambiente per una mobilità urbana più efficiente, sicura e pulita, quindi per la pulizia dell’ambiente atmosferico delle città, è preziosa qui e ora.

Voglio sperare che da essa parta una riflessione attiva, pubblica e di comunità, sul rapporto fra le grandi scelte della transizione energetica e la vita quotidiana dentro l'emergenza ambientale. Che essa spinga  generazioni diverse a trovare la forza di interagire non solo per contrastare l’inquinamento, ma per ideare un vivere sociale in cui l’inquinamento sia ai margini e non alla base del sistema". 

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