Cronaca

L'ex abate di Montecassino a processo: oggi la prima udienza a Roma

Dom Pietro Vittorelli deve rispondere del reato di appropriazione indebita. A finire nel mirino della Procura di piazzale Clodio e della Guardia di Finanza, anche il fratello Massimo, intermediario finanziario, accusato di riciclaggio

Prima udienza questa mattina a Roma del processo a carico dell'ex abate di Montecassino, Pietro Vittorelli, finito sotto inchiesta nel 2015, da parte degli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria Guardia di Finanza e della Procura di Roma. L'ex dom è accusato di aver prelevato circa 500mila euro dai conti del monastero benedettino. L'ipotesi di reato con la quale è stato rinviato a giudizio nei mesi scorsi è appunto quella di essersi ‘appropriato indebitamente’ delle somme di denaro provenienti dall'8X1000 e destinati ai meno abbienti ed alla Caritas territoriale. A finire alla sbarra anche Massimo Vittorelli, fratello dell'alto prelato che invece dovrà rispondere di 'riciclaggio'.

L'accusa

La vicenda risale al novembre 2015, quando le fiamme gialle capitoline su disposizione della magistratura sequestrano mezzo milione di euro di loro beni intestati ai fratelli Vittorelli. Per il magistrato titolare della delicata indagine, il sostituto procuratore Francesco Marinaro, l’ex abate - che durante il suo mandato aveva accesso illimitato ai conti dell’abbazia - aveva usato per scopi personali quel denaro, in realtà destinato a finalità di culto e a opere caritatevoli. Gli importi sottratti – sempre secondo l’accusa – sono stati riciclati in varie tranche attraverso passaggi su vari conti correnti gestiti dal fratello, intermediario finanziario. Le indagini portate avanti per oltre tre anni hanno fatto emergere uno spaccato di vita sconosciuto ai più dell'ex abate: la passione sfrenata per la bella vita con viaggi all’estero, cene in ristoranti di lusso, soggiorni da migliaia di euro a Londra e Milano. L’elenco delle spese come emerso dalle carte di credito dimostrò che in un mese riusciva a spendere oltre 34mila euro. Andava a Rio de Janeiro, nel Regno Unito. Per un soggiorno in un hotel di Londra aveva speso 7mila euro, 2mila al Principe di Savoia di Milano. E poi cene nella capitale inglese da 700 euro, nottate trascorse con ostriche e champagne.

La difesa

I legali dei due imputati, l'avvocato Sandro Salera (nella foto in basso) e gli avvocati Bartolo e Mattia La Marra, già dinanzi al giudice per le udienze preliminari, avevano ribadito che non c'era stata da parte di dom Vittorelli alcuna 'appropriazione indebita' e soprattutto da parte del fratello Massimo, un'azione di riciclaggio. La somma sottratta, appartenente ai conti del monastero e non a quelli della diocesi, sono sempre rimasti lì e soprattutto né la diocesi né tantomeno il monastero di Montecassino hanno mai lamentato o denunciato nulla. Il danaro che sarebbe stato sottratto in realtà era nella disponibilità dell'ex abata che li avrebbe utilizzati per curarsi. Stesso discorso per l'imputazione a carico di Massimo Vittorelli. L'intermediario finanziario, essendo l'ex abate di Montecassino impossibilitato a prelevare danaro perché ricoverato, aveva la delega di accesso ai conti correnti e carte di credito. In questo modo poteva fronteggiare le spese quotidiane che una degenza ospedaliera comporta.

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