Morte Cristian Terilli, Usb Abruzzo: “Non è e non deve essere fatta passare per una casualità”

Dopo l’archiviazione della posizione dei vertici Semel e Comau da parte della Procura di Lanciano, la territoriale Unione Sindacale di Base invoca giustizia per la tragica scomparsa del giovane operaio della ditta Sinergia di Cassino

Cristian Terilli, l'operaio morto lo scorso 3 gennaio nella Sevel Fca di Atessa (Chieti)

L’Unione Sindacale di Base (Usb) dell’Abruzzo chiede giustizia per la morte sul lavoro dell’operaio 29enne Cristian Terilli, dipendente della ditta Sinergia di Cassino deceduto nella Sevel Fca di Atessa (Chieti) lo scorso 3 gennaio.  

Nel quadro di una tragedia che ha scosso l’intera provincia di Frosinone, infatti, la Procura di Lanciano ha archiviato le posizioni dei vertici della committente Sevel e della Comau, per quale la Sinergia operava in subappalto. Il tutto dopo le indagini a tutto a campo che hanno preceduto e accompagnato lo straziante estremo saluto, nonché i risultati dell’autopsia, rivolto al giovane di Esperia residente a Pignataro Interamna.  

Nel loro lungo comunicato a cuore aperto, i sindacalisti abruzzesi sanno bene che “stabilire la responsabilità giuridica spetta alla Magistratura, su cui confidiamo, ma c'è anche una responsabilità morale a cui non bisogna sottrarsi e che va ricondotta a più soggetti e tra di essi riteniamo di non escludere nessuno”. 

Dall’Unione Sindacale di Base dell’Abruzzo 

“La tragica scomparsa di Cristian Terilli - comunica l’Usb Abruzzo - ha sottolineato il cinismo del sistema degli appalti, presente in ogni ambito del mondo del lavoro odierno. Tale sistema troppo spesso antepone gli interessi economici alla sicurezza dei lavoratori e scarica su di essi tutte le conseguenze della precarizzazione delle attività produttive e non, che dovrebbero invece garantirci una vita sana, di crescita individuale e collettiva”. 

“Cristian quel maledetto giorno si trovava all'interno dello stabilimento Sevel e qualcosa non è andato come sarebbe dovuto – evidenzia il sindacato - La notizia che la Procura di Lanciano ha archiviato la posizione dei vertici Sevel e Comau è la dimostrazione lampante di quanto sia ingiusto questo sistema economico-produttivo, che permette alle aziende di realizzare ingenti risparmi scaricando costi e responsabilità sull'ultimo anello della catena. 
E l'anello più debole è sicuramente quello dei precari, molto spesso costretti ad operare in condizioni di scarsa sicurezza”. 

“La morte di un lavoratore sul posto di lavoro non è, e non deve essere fatta passare per una casualità. Le responsabilità ci sono, siano esse dirette o indirette, e vanno ricercate per il rispetto che si deve al lavoratore e alla sua famiglia. Non sta a noi sindacare le decisioni della Magistratura che non ha riscontrato responsabilità diretta della Sevel spa nella vicenda, decisione che va rispettata, ma che riteniamo figlia di una legislazione al servizio dei piani alti del potere economico e sociale. Per questo tale decisione rappresenta a nostro modo di vedere una sconfitta etica e morale della Giustizia con la G maiuscola, quella che uno Stato Civile dovrebbe garantire”. 

“Quando si parla di responsabilità i temi da affrontare sono tanti: il ruolo degli enti di controllo esterni, quello dei sindacati, della legislazione, degli investimenti sulla sicurezza, ecc. Ma l'unico discorso che non vorremmo mai sentire è quello della responsabilità del lavoratore, perché questo consisterebbe nel paragonare la morte di Cristian ad un suicidio, e tutti sappiamo che non è così”. 

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