Omicidio Capirchio, i particolari agghiaccianti sull'assassinio dell'allevatore di Vallecorsa (video)

Ucciso, smembrato, chiuso in due sacchi di juta e gettato in una cavità profonda dieci metri. I dettagli del ritrovamento illustrati in conferenza stampa dai carabinieri del Comando Provinciale

Un momento della conferenza stampa

Dopo averlo fatto a pezzi, l'omicida aveva chiuso il corpo di Armando Capirchio in due sacchi di juta. In uno i carabinieri hanno rinvenuto la testa ed il tronco, nell'altro gli arti superiori ed inferiori. Per depistare gli investigatori, insieme ai sacchi contenenti il cadavere smembrato dell'allevatore, Michele Cialei, accusato del delitto, ne aveva gettato altri due contenenti animali morti. Forse l'uomo sperava che alcune bestie che vivono in quella fitta boscaglia, sentendo l'odore della carne, potessero divorare anche i resti del povero allevatore. Ma così non era stato. Ieri mattina infatti in una cavità naturale profonda dieci metri in località Ambrifi, territorio di Lenola i carabinieri del comando provinciale hanno rinvenuto il corpo. All'operazione hanno partecipato i vigili del fuoco, gli uomini del servizio speleologico di Roma e quello Alpino e i carabinieri del Reparto Investigativo della capitale.

La svolta nelle indagini

"A dare una sferzata alle indagini - ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Fabio Cagnazzo - dei guanti rinvenuti nel luogo dove erano state ritrovate delle tracce ematiche appartenenti ad Armando Capirchio e la contraddizione in cui era caduto il figlio ventenne di Michele Cialei". Il ragazzo infatti aveva dichiarato che il giorno della scomparsa del 59enne (l'uomo avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 22 aprile) lui si trovava a Lenola dal barbiere. Ma il lunedì i barbieri sono chiusi. Dunque il giovane stava mentendo. Da qui la convinzione che Armando Capirchio fosse stato ucciso e che Lorenzo Cialei sapesse molto più di quello che aveva dichiarato.
Le ricerche concentrate in quei luoghi Nei giorni scorsi i militari, che non hanno mai smesso un istante di cercare il corpo dell'allevatore, hanno ristretto le ricerche proprio in un terreno adiacente a quello dell'ex suocero di Cialei. Forte della convinzione che l'uomo conosceva a menadito quei posti, hanno iniziato a perlustrare la zona dove erano presenti grotte e cavità molto profonde.

Il ritrovamento

Quando si sono trovati davanti ad un "inghiottitoio" di un diametro di 70 centimetri hanno voluto approfondire le ricerche. Attraverso le telecamere installate sugli elmetti degli speleologi sono riusciti ad illuminare  quella voragine che si allargava ad imbuto profonda oltre dieci metri. E proprio all'interno di questa, adagiati sul terreno, sono stati trovati i sacchi contenenti il cadavere smembrato del povero Capirchio. 

Ancora nessuna confessione

I resti umani sono stati trasportati presso l’obitorio dell’ospedale civile di Frosinone per gli accertamenti medico legali e tecnici da parte del R.I.S. dei Carabinieri di Roma e del medico legale, intervenuti sul posto. Intanto Michele Cialei, arrestato il 12 dicembre scorso per omicidio premeditato ed occultamento di cadavere continua a tenere la bocca serrata e a non confessare il delitto consumato, con tutta probabilità, per motivi legati all'occupazione del suolo dove pascolavano gli animali.
 

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