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Omicidio Feroleto, quel gesto di fare silenzio che ha incastrato il padre di Gabriel

L'importante prova è emersa nel corso dell'udienza in Corte d'Assise. L'uomo, lasciato solo in una stanza della caserma con la moglie Anna, le intima di non parlare senza sapere di essere ripreso

Il dito incide sollevato e messo davanti bocca facendo segno di tacere, di stare zitta. Nicola Feroleto, padre di Gabriel il bimbo assassinato, nell'aprile del 2019 a Piedimonte San Germano, dalla madre Donatella Di Bona, aveva qualcosa da nascondere. Per questo, una volta in stato di fermo, viene fatto sedere nella stanza del comandante della sezione operativa della Compagnia dei Carabinieri di Cassino, insieme alla moglie Anna. I due parlano sotto voce, consapevoli di essere intercettati. La donna cerca di capire se il marito possa essere coinvolto nella morte del bimbo di due anni che Feroleto ha avuto da una relazione extraconiugale. Pone domande alle quali cerca di ottenere risposte. Ad un certo punto le immagini della telecamera posizionata su un mobile immortala una sequenza che per i carabinieri del tenente Massimo Di Mario ed il magistrato Valentina Maisto, è inequivocabile: l'operaio di Villa Santa Lucia intima alla moglie di stare zitta. Perché? Cosa chiede la donna? Cosa aveva da nascondere il quarantottenne? Davanti ad un omicidio tanto crudele ed efferato un padre avrebbe avuto un atteggiamento diverso. 

Le registrazioni

Nel corso dell'udienza, mentre un luogotenente della Compagnia di Cassino spiegava le fasi che hanno dato il via alle indagini, la Corte presieduta dal presidente Donatella Perna, ha dovuto ascoltare le registrazioni audio delle richieste di aiuto arrivate al centralino dell'Ares 118. La corsa folle dei medici e degli operatori sanitari per cercare di salvare il piccolo che 'è stato investito e non respira' grida un uomo. Otto minuti di percorso a sirene spiegate verso la contrada Volla partendo dal pronto soccorso di Cassino mentre dall'elisuperfice di Latina veniva fatto decollare 'Pegaso' l'eliambulanza che avrebbe potuto trasferire Gabriel a Roma, se fosse stato necessario.

Il pianto del medico

Ogni speranza svanisce quando il medico di turno una volta arrivato sul posto e constatato che il bambino era oramai senza parametri vitali, chiama la centrale di Frosinone e in lacrime comunica il decesso di Gabriel. La dottoressa precisa che non ci sono lesioni compatibili con un investimento e che anche la madre ferite che possano lasciar pensare all'impatto con una macchina. Il piccolo ha tanti graffi sulla bocca e sul nastro mentre la madre presenta graffi sui polsi. Inoltre il decesso non era avvenuto in quel frangente ma almeno un'ora prima. I carabinieri già presenti sul posto a questo punto allertano il magistrato e portano la donna in caserma per interrogarla

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