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Martedì, 4 Ottobre 2022
Cronaca Piedimonte San Germano

Omicidio Gabriel, la compagna di Feroleto non parla in aula: 'Non ho nulla da dire'

Anna Vacca si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Una decisione che ha lasciato interdetta la giuria popolare ed presenti vista la gravità del fatto e della tenera età del bimbo

"Non intendo deporre perché non ho nulla da dire". Queste le parole pronunciate in aula, davanti ai componenti della Corte d'Assise, da Anna Vacca, compagna di Nicola Feroleto, padre di Gabriel, il bimbo di soli due anni e mezzo, assassinato a Piedimonte San Germano il 17 aprile del 2019. La donna, considerata dall'accusa- i magistrati Valentina Maisto e Roberto Bulgarini Nomi - uno dei teste chiave - per le dichiarazioni rilasciate davanti ai Carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Cassino diretti dal tenente Massimo Di Mario, nelle ore successive all'arresto dell'uomo e della sua amante Donatella Di Bona entrambi accusati di aver assassinato il bimbo - ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Un gesto che ha lasciato interdetta la giuria popolare presieduta da Donatella Perna ed i tanti presenti nell'aula del tribunale di Cassino.

La perizia che incastra la Di Bona

Testimonianza chiave

Eppure è la stessa Anna Vacca, con le sue parole a smontare l'abili di Nicola Feroleto che, nella sala d'attesa della caserma di Cassino, senza sapere di essere intercettato, la invita a dire 'che ero a casa e che non mi sono mai mosso'. Non solo, è la stessa donna ad indicare agli investigatori la seconda auto che il compagno utilizzava per gli spostamenti così come è la stessa donna a raccontare dei comportamenti violenti che Feroleto assumeva nei suoi confronti e nei confronti dell'altro figlio Valentino. Anche quest'ultimo ha deciso di non rispondere alla domande della Corte nonostante si stesse parlando del brutale omicidio del fratellino. 

La paura di nonna Rocca

Ascoltata in aula anche Rocca Di Branco, nonna di Gabriel e madre di Donatella Di Bona. La donna ha riferito del ritorno a casa, quel maledetto mercoledì di aprile, della figlia con il bimbo stretto tra le braccia: "Aveva gli occhi chiusi e la bocca aperta. Ho gridato a mia figlia cosa fosse successo e lei mi ha raccontato che erano stati investiti da una macchina ma io non le ho creduto. Ho chiesto aiuto, sono arrivati i vicini ed i soccorsi ma lui era morto".

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