Omicidio Gabriel, il padre Nicola: "L'ho visto all'obitorio su un tavolino" ma mente

La bugia detta nel corso dell'interrogatorio in aula è stata smentita dai magistrati che invece credono che l'uomo abbia visto il figlioletto morto poco dopo il soffocamento da parte della madre

La sua più grande accusatrice è l'ex compagna che ha confessato ai giudici di aver sì ucciso lei il figlioletto, soffocandolo con le mani e con un calzino stretto attorno al collo, ma sotto gli occhi del padre e senza che questi muovesse un solo dito per fermarla. Nicola Feroleto, padre di Gabriel, il bimbo di 2 anni e mezzo assassinato a Piedimonte San Germano dalla madre, Donatella Di Bona, oggi sarà ascoltato in aula.

Il processo a suo carico, per omicidio volontario, si sta svolgendo in tribunale a Cassino, dinanzi alla Corte d 'Assise presieduta da magistrato Donatella Perna. Nicola Feroleto, oggi cinquantenne, ai due pubblici ministeri titolari dell'indagine, Roberto Bulgarini Nomi e Valentina Maisto, dovrà raccontare cosa sia accaduto in via Termini a Piedimonte San Germano quel maledetto pomeriggio del 17 aprile 2019.

A carico dell'uomo oltre che la dichiarazione dell'ex compagna, ci sono le testimonianze dei vicini e un'intercettazione ambientale registrata dai Carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Cassino. Gli uomini del tenente Massimo Di Mario ascoltarono un colloquio tra Feroleto e la sua compagna ufficiale, Anna Vacca. L'uomo le chieee di mentire sugli orari di presenza in casa. La signora Vacca nell'udienza scorsa si è rifiutata di testimoniare a carico del compagno. 

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Aggiornamento 13.30

Nel corso dell'interrogatorio i pubblici ministeri Bulgarini e Maisto hanno contestato a Nicola Feroleto l'intercettazione ambientale che lo stesso ha con l'altro figlio Valentino nella quale dice: "Non l'ho visto subito morto ma l'ho visto più tardi" riferendosi al povero Gabriel. L'accusa allora ha voluto approfondire questo aspetto chiedendo più volte cosa volesse dire con 'l'ho visto più tardi'. Feroleto incalzato dalle domande ha spiegato che 'sono andato all'obitorio e un medico me lo ha fatto vedere. Era sul tavolino coperto da un  lenzuolo'. Un fatto ritenuto falso perchè sia Donatella Di Bona e Nicola Feroleto sono stati colpiti da fermo di polizia giudiziaria prima che il bimbo fosse sottoposto ad autopsia e fino al quel momento la salma è rimasta blindata nella camera mortuaria senza che nessuno potesse toccarla previa autorizzazione della Procura. Inoltre il bimbo non è stato mai adagiato su un tavolino coperto da lenzuolo. Un passaggio questo che è stato raccontato dall'uomo senza alcuna emozione. Un comportamento che ha profondamente turbato i presenti in aula. 

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