Omicidio Mollicone, Carmine Belli ascoltato in Procura (foto)

Il carrozziere di Rocca d'Arce chiamato a riferire di un episodio avvenuto nel giorno della sua scarcerazione quando davanti casa, ad aspettarlo, trovò il brigadiere Santino Tuzi

Carmine Belli

Carmine Belli, il carrozziere di Rocca d'Arce, ingiustamente accusato di aver ucciso Serena Mollicone, è stato convocato presso la Procura di Cassino, in maniera informale e per riferire di un importante fatto accaduto il giorno della sua scarcerazione, nel luglio del 2004. Per questo motivo l'uomo, oggi cinquantenne dalla psiche fortemente minata, è stato convocato dal sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo, magistrato titolare delle indagini sull'assassinio della studentessa di Arce. Belli, che secondo quanto emerso da questa nuova fase investigativa, sarebbe stato 'utilizzato' come 'capro espiatorio' dai veri colpevoli, il giorno della sentenza di assoluzione e quindi della sua immediata rimessa in libertà, ha incontrato il brigadiere Santino Tuzi. Il sottufficiale dell'Arma, morto suicida nell'aprile del 2008, si fece trovare davanti l'ingresso di casa Belli, in una anomala attesa. 

Il ricordo di Belli

"Mentre scendevo dalla macchina, con timore, quasi ho creduto che Tuzi fossi lì perché era pronto a riportarmi in cella - ha spiegato Belli -. Quando mi sono avvicinato ho capito che era fuori servizio, in borghese. Mi ha abbracciato forte e mi ha detto: "Carmine volevo dirti che sono felice che ti abbiano scarcerato e volevo chiederti scusa". Poi è andato via. Non ho dato più peso a quelle parole fino a quando non ho saputo che si era tolto la vita. Ho pensato che forse, quel giorno d'estate, avesse voluto dirmi qualcosa ma che probabilmente gli è mancato il coraggio". "Oggi alla luce di quanto emerso grazie alla indagini di carabinieri e procura - conclude Belli - credo che Santino avesse solo voluto sollevarsi la coscienza di un peso troppo grande".

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Due pesi, due misure

"Ho vissuto mesi d'inferno in quella cella del carcere, sapendo di essere innocente. La mia posizione giudiziaria è stata accentuata senza che io avessi potuto far nulla - chiosa Belli -. Mi hanno sbattuto in prima pagina, additandomi come un mostro. Mi hanno distrutto la vita e la famiglia. Mi hanno portato in carcere senza uno straccio di prova. Ora solo una cosa mi potrebbe sollevare da tanto dolore e tanta umiliazione: che nei confronti dei veri assassini di Serena venga applicato lo stesso criterio adottato con me. Due pesi e due misure. Perché se quella gente dovesse rimanere a piede libero allora posso gridare a gran voce che in Italia la Legge non è uguale per tutti".  

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