Omicidio Mollicone, nella caserma dei Carabinieri sarà ricostruita la morte di Serena

Il diciotto aprile i militari del Reparto Investigazioni Scientifiche porteranno in scena, nell'appartamento incriminato, l'aggressione letale a danno della studentessa

Serena Mollicone

La ricostruzione dell'aggressione violenta e spietata a danno della povera Serena Mollicone verrà effettuata nella caserma di Arce. La clamorosa decisione è stato presa dalla Procura di Cassino che intende acquisire quanti più elementi necessari a dare un nome ed un volto agli assassini della studentessa diciottenne uccisa ad Arce nel giugno del 2001.

Le indagini

Il procuratore capo Luciano d'Emmanuele ed il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo, di comune accordo con il comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri, il colonnello Fabio Cagnazzo, hanno deciso che la scena del crimine andava nuovamente ricostruita, con l'utilizzo di sofisticati metodi investigativi, all'interno dell'appartamento situato nella caserma dei carabinieri di Arce. A svolgere ogni singolo passaggio, mercoledì 18 aprile, saranno i militari del Reparto Investigazioni Scientifiche. Gli stessi che hanno effettuato i rilievi sulla porta contro la quale, secondo quanto accertato dalle indagini autoptiche svolte dalla dottoressa Cristina Cattaneo, Serena sarebbe stato sbattuta con violenza. A provocare lo stordimento della ragazza, poi morta soffocata dopo una lenta agonia, è stato il colpo ricevuto alla fronte occipitale. La porta quindi ha parlato. Come a parlare è stato il corpo della giovane donna.

La proroga

Le indagini sull'omicidio di Serena, che vede indagate cinque persone (tre carabinieri e due civili) dovrebbero concludersi a giugno dopo la proroga di due mesi concessa dal Gip del tribunale di Cassino, Salvatore Scalera. A finire iscritti nel registro degli indagati a vario titolo e con ruoli diversi sono stati l'ex comandante della caserma di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna, il figlio Marco, il luogotenente dei Carabinieri, Vincenzo Quatrale, all'epoca vice comandante della stazione e che deve rispondere anche della presunta istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, e il brigadiere Francesco Suprano. Tutti e cinque gli indagati negano ogni accusa.

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