Omicidio Mollicone, Maria Tuzi: "Guglielmo è il mio pilastro. Deve riprendersi"

La figlia del brigadiere morto nel 2008 in un'intervista radiofonica ricorda quanto sia stata importante per la soluzione del 'Giallo di Arce', la tenacia del papà di Serena che da dieci giorni lotta contro la morte

Dieci giorni di lotta contro la morte. Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, nel letto del reparto di Rianimazione del 'Fabrizio Spaziani' di Frosinone sta cercando in ogni modo di sopravvivere al gravissimo malore che lo ha colpito giovedì 29 novembre. Da quel giorno, il settantunenne maestro di scuola elementare, non ha più ripreso conoscenza. Il quadro clinico è fortemente compromesso ma i medici ed i familiari sperano nella ripresa. Un fatto che ha profondamente scosso oltre che i familiari e gli amici anche coloro che in questi anni affiancano Guglielmo nella sua battaglia per la ricerca della verità. In un'intervista rilasciata a Fabio Camillacci nell'ambito dle programma 'La storia oscura' su Radio Cusano Campus, Maria Tuzi, figlia di Santino, il brigadiere morto suicida nel 2008, ha espresso tutto il suo dispiacere 

Caro maestro

"Il maestro Guglielmo è il mio pilastro, io mi sento protetta quando lui è vicino a me e sono tranquilla quando lui c'è. Lo chiamo maestro perchè lui è stato il maestro di scuola elementare di mio fratello, oltre a darmi ripetizioni d'estate quando andavo a scuola. E fu proprio il maestro Guglielmo a farmi aprire gli occhi, lasciando intendere che mio padre Santino non si era suicidato per i motivi che dicevano gli inquirenti (passionali ndr) e che magari non si era nemmeno suicidato ma era stato ucciso o spinto al suicidio per proteggere noi, la sua famiglia. Io devo dire grazie a lui se ho iniziato questo percorso giudiziario per arrivare alla verità sulla morte di mio padre.

Il 15 gennaio sarò sola

Purtroppo credo che all'udienza del 15 gennaio prossimo, dopo il rinvio di novembre, sarò sola a lottare perchè anche se il maestro Guglielmo si riprenderà magari non riuscirà a essere presente. Vorrei ribadire alla famiglia Mottola e agli altri indagati che mio padre non era un bugiardo e non sapeva mentire. E poi perchè avrebbe dovuto inventarsi che effettivamente quella mattina del primo giugno 2001 Serena entrò nella caserma dei carabinieri di Arce per andare nell'appartamento del maresciallo Mottola? Per l'udienza del 15 gennaio sono ottimista come lo è il maestro Guglielmo, anzi lui è anche più ottimista di me, sente che siamo vicini alla verità e lo sento anche io. A novembre quando l'udienza fu rinviata mi disse 'ormai ci siamo, niente può succedere che fermi l'inchiesta', anche se era rimasto molto deluso dal rinvio”. 

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L'udienza Gup

Il 15 gennaio 2020 si terrà l'attesa udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Cassino. Un'udienza che potrebbe scaturire nell'apertura di un processo in Corte d'Assise per l'omicidio di Serena Mollicone: la 18enne di Arce scomparsa il primo giugno del 2001 e poi ritrovata morta. Il giudice sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per il maresciallo Franco Mottola, allora comandante della stazione dei carabinieri di Arce, di sua moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. Si sono costituiti parte civile anche i famigliari del brigadiere Santino Tuzi, in servizio alla caserma di Arce, e rimasto vittima di uno strano suicidio dopo che aveva detto ai magistrati che quel primo giugno 2001 Serena era salita nell'alloggio del comandante Mottola senza più uscirne.

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