Omicidio Mollicone, il passo falso degli assassini

La perizia del RIS ha fatto emergere un dato importante. Chi ha infilato il sacchetto sulla testa di Serena non si è reso conto di aver involontariamente 'cristallizzato' delle tracce che, per anni, sono rimaste nascoste tra i capelli della diciottenne

Un errore. Un passo falso commesso senza aver cognizione di causa delle conseguenze. L'assassino o gli assassini di Serena Mollicone non sono stati gli autori di un delitto perfetto. Almeno fino a quando i carabinieri del Ris non hanno deciso di analizzare, su imput dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo, il sacchetto di plastica che avvolgeva la testa della diciottenne di Arce trovata morta nel giugno del 2001. Quell'involucro, utilizzato dagli aggressori della studentessa per evitare sversamenti di sangue, ha 'cristallizzato' per 17 anni preziose tracce. Frammenti di legno e di vernice che hanno consentito agli investigatori del comando provinciale dei Carabinieri di Frosinone, di poter ricostruire in maniera cronologica, quanto accaduto in quell'alloggio di servizio della caserma di Arce, la mattina del 1 giugno 2001. 

La porta

Chi ha fatto sbattere la testa di Serena contro la porta non ha tenuto conto dei frammenti di legno e colla che sarebbero rimasti sui capelli, sul viso e sulla bocca della diciottenne. Ad individuare i microscopici elementi è stata la perizia degli esperti del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri. La relazione di oltre 500 pagine spiega che 'nel violento impatto ad emergere è stato il contenuto interno della porta' composto da colla e truciolato. La stessa miscela rinvenuta sul nastro adesivo, sui capelli e sulla bocca della giovane, è stata individuata all'interno dell'alloggio di servizio in disuso e situato al primo piano dell'edificio militare.

Il balcone

Dopo essere stata malmenata e stordita, la povera ragazza, è stata trascinata con grande probabilità su un terrazzino e quindi, sempre i capelli, il volto e il nastro adesivo che chiudeva il sacchetto in plastica, hanno 'assorbito' un altro, importante elemento: i frammenti di vernice bianca e ruggine sono 'coerenti' con il materiale repertato sul balcone sequestrato e sulla caldaia. Questo significa che Serena Mollicone mentre era sul terrazzo, magari svenuta, non aveva ancora il sacchetto sulla testa. 

L'occultamento

A rafforzare ancor di più la tesi che gli assassini o l'assassino possano aver avuto dei complici è un terzo, importante elemento: sui pantaloni indossati da Serena e sugli anfibi che aveva ai piedi è stata isolata una sostanza chimica denominata polish ed utilizzata per lucidare il marmo oppure il materiale da carpenteria ed edilizia. Quella polvere non è stata invece rinvenuta in nessun altro oggetto o indumento indossato dalla ragazza al momento della morta. Chi ha trasportato Serena nel bosco di Fonte Cupa quindi non è un militare ma quasi certamente un qualcuno che lavora per conto proprio. Magari un artigiano o un manovale.

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