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Omicidio Mollicone, la 'zona rossa' non ferma il processo. Si inizia il 19 marzo in omaggio a papà Guglielmo

Il tribunale di Cassino si prepara ad accogliere la prima udienza in Corte d'Assise, a quasi venti anni dalla morte della diciottenne di Arce

La prima udienza per l'assassinio di Serena Mollicone si terrà regolarmente. Nonostante la 'zona rossa' in vigore nella provincia di Frosinone. Il presidente del tribunale di Cassino, Massimo Capurso, non ha voluto rinviare per l'ennesima volta la Corte d'Assise e con un'ordinanza 'rigidissima' ha disposto l'accesso in aula solo ai componenti della Corte, ai tecnici del tribunale, ai legali della difesa e della parte civile. Nessuno potrà entrare all'interno del palazzo di Giustizia di piazza Labriola se non con un regolare permesso o per motivi strettamente lavorativi. 

L'inizio del processo è stato fissato quindi per il 19 marzo, giorno della festa del Papà, un omaggio che il tribunale di Cassino ha voluto rendere al padre di Serena Mollicone, il maestro Guglielmo, scomparso lo scorso 31 maggio e che per venti anni si è battuto per la ricerca della verità. In aula sono stati chiamati a comparire i cinque imputati: l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna ed il figlio Marco. Tutti e tre sono accusati di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. L'ex vice comandante della caserma, il luogotenente Vincenzo Quatrale che deve rispondere di 'concorso esterno morale in omicidio ed istigazione al suicidio'. Per i magistrati Maria Beatrice Siravo e Alfredo Mattei, il sottufficiale avrebbe spinto, con le sue pressioni, il brigadiere Santino Tuzi al suicidio. In ultimo a dover sedere dinanzi la Corte sarà l'appuntato Francesco Suprano che deve rispondere di favoreggiamento. Secondo l'accusa avrebbe smontato la porta dell'alloggio in disuso contro la quale avrebbe sbattuto la testa Serena Mollicone e l'avrebbe sostituita con un'altra. 

I cinque imputati, che da anni sostengono di essere estranei ai fatti contestati dalla Procura di Cassino e dai Carabinieri della Compagnia di Pontecorvo che hanno portato avanti le indagini, sono difesi dagli avvocati Francesco Germani, Francesco Candido, Emiliano Germani, Cinzia Mancini e Paolo d'Arpino. Mentre le parti civili sono tutelate dall'avvocato Dario De Santis che rappresenta Antonio Mollicone, zio di Serena e fratello del maestro Guglielmo, l'avvocato Sandro Salera a tutela di Consuelo Mollicone, sorella di Serena, l'avvocato Elisabetta Nardone che rappresenta Armida Mollicone e l'avvocato Elisa Castellucci che rappresenta i familiari di Santino Tuzi. 

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