Omicidio Mollicone, la perizia chiarisce la morte di Serena: ha battuto la testa contro la porta della caserma di Arce

L'informativa di oltre 250 pagine a firma della tanatologa di fama europea Cristina Cattaneo è stata consegnata al magistrato che segue l'indagine, Maria Beatrice Siravo

Serena Mollicone

L'attesa è finita. E finalmente, dopo diciassette anni di altalenanti speranze, Guglielmo Mollicone e sua figlia Consuelo, avranno la contezza di capire in che modo possa essere stata uccisa Serena. La diciottenne di Arce, trovata morta nel giugno del 2001 nel bosco La Cupa di Anitrella, tre giorni dopo la sua misteriosa scomparsa, ha sbattuto con violenza la fronte occipitale sinistra, la tempia per intenderci, contro la porta dell'alloggio in disuso e situato al piano terra della caserma dei Carabinieri di Arce. A fornire un dato certo ed ufficiale è la perizia di oltre 250 pagine che il medico legale Cristina Cattaneo, responsabile dell'Istituto di Medicina Legale di Milano, ha consegnato nelle mani del sostituto procuratore della repubblica di Cassino, Maria Beatrice Siravo. Un atto importante che si va ad aggiungere alla richiesta di rogatoria internazionale avanzata a settembre e inerente un presunto testimone che è stato ascoltato ma che vive all'esterno.

L'urto contro lo stipite e il pugno sulla porta

La ragazza, secondo la ricostruzione dell'esperta che in un anno e mezzo di verifiche ed accertamenti si è avvalsa di tecniche all'avanguardia e del sostegno dei carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma, ha battuto la testa contro la superficie in legno per poi perdere i sensi. Compatibile, anche se non in maniera inconfutabile, il segno del pugno ritrovato sempre sulla porta (smontata nel marzo del 2016 e portata insieme al corpo riesumato della studentessa liceale, presso l'Istituto milanese) e probabilmente appartenente all'assassino. Secondo le indagini, Serena una volta arrivata in caserma - come dichiara all'allora procuratore capo di Cassino, il dottor Gianfranco Izzo, l'unico vero testimone di questo giallo-rompicato, il brigadiere Santino Tuzi ascoltato tre giorni prima di togliersi la vita nell'aprile del 2008 - potrebbe aver incontrato nell'appartamento in disuso uno dei tre indagati e qui potrebbe aver iniziato una discussione che poi è degenerata fino al punto da indurre chi era presente a picchiare la ragazza ed a sferrare un violento colpo alla porta.

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L'occultamento del corpo ancora in vita

Un altro dato sconcertante che emerge della perizia della dottoressa Cattaneo è che Serena, non è morta all'istante ma dopo una lenta agonia, soffocata dalla busta di plastica nella quale gli assassino o l'assassino hanno infilato la sua testa. Serena poteva esserer salvata. A finire nel mirino dei carabinieri della Compagnia di Pontecorvo e del Reparto Operativo del comando di Carabinieri di Frosinone , agli ordini del colonnello Fabio Cagnazzo, comandante provinciale sono stati, su disposizione della Procura, l'ex comandante della stazione di Arce, il maresciallo Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna. Tutti è tre sono accusati di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. La Procura, però, prima di chiudere definitivamente le indagini sta aspettando che venga inserito un altro importante tassello: l'indagine sulla morte del brigadiere Santino Tuzi e sulla quale da mesi sta indagando il sostituto procuratore Alfredo Mattei. La riapertura delle due inchieste è stata possibile grazie alla ferrea volontà del procuratore capo Luciano d'Emmanuele e delle famiglie Mollicone e Tuzi.

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