Omicidio Mollicone, chiesto il processo per cinque indagati

La Procura ha chiuso le indagini a carico dell'ex maresciallo, del figlio, della moglie e di due carabinieri

Cinque richieste di rinvio a giudizio per la morte di Serena Mollicone a 18 anni dalla morte della giovane di Arce. La Procura di Cassino ha chiuso le indagini e chiesto il processo per l'ex comandante della stazione di Arce, il figlio Marco, la moglie Anna, il luogotenente dei Carabinieri Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano.

L'omicidio volontario

I componenti della famiglia Mottola devono rispondere di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Il sottufficiale Quatrale di concorso morale esterno in omicidio e dell'istigazione al suicidio del brigadiere Tuzi. L'appuntato Suprano di favoreggiamento.

Le indagini

Gli accertamenti per risalire agli assassini della diciottenne scomparsa da Arce il 1 giugno 2001 e poi trovata morta il 3 giugno nel bosco Fonte Cupa di Anitrella nel comune di Monte San Giovanni Campano, riprendono nel giugno del 2011 quando i carabinieri del comando provinciale di Frosinone unitamente ai colleghi della compagnia di Pontecorvo, decidono di comune accordo con la Procura di Cassino, di riaprire il caso. Per otto lunghi anni si è cercato in ogni modo ed attraverso l'utilizzo delle più sofisticate tecniche investigative, di arrivare alla verità. Nel 2016 il magistrato Maria Beatrice Siravo, titolare dell'inchiesta, è il procuratore capo Luciano d'Emmanuele, danno il nulla osta alla riesumazione del corpo della ragazza che sarà trasferito a Milano presso l'Istituto di Medina Legale. Una decisione che consente al tanatologo di fama internazionale, la dottoressa Cristina Cattaneo, di poter individuare elementi importantissimi circa il luogo dove Serena è stata aggredita.

I Ris

Un lavoro certosino che viene supportanto dall'intelligence dei carabinieri del Ris che scoprono la porta contro la quale Serena Mollicone ha sbattuto la testa e il luogo dove la ragazza, ancora in vita, è stata tenuta per ore. Elementi che portano tutti all'interno della caserma dei Carabinieri di Arce. 

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Il comunicato della Procura

"Questo ufficio ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco ed il maresciallo Vincenzo Quatrale, per il reato di concorso nell'omicidio di Serena Mollicone; per il solo Quatrale, per il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; per l'appuntato Suprano, per il reato di favoreggiamento. Dall'anno 2006, data dell'assoluzione definitiva di Carmine Belli, sono riprese le indagini sull'omicidio di Serena Mollicone; nell'anno 2011 il procedimento è stato iscritto a carico dei Mottola ed altri soggetti, le posizioni di questi ultimi poi archiviate dal GIP, mentre per i Mottola proseguivano le indagini. Furono svolti accertamenti prevalentemente tecnici, sia di tipo genetico/biologico, dattiloscopico ed in materia botanica, comprensivi di comparazione tra i profili genetici di centinaia di persone, ma, per mancanza di prove certe, questo ufficio provvide, in data 18.02.15, a richiedere l'archiviazione del procedimento. In seguito all'atto di opposizione dei familiari della vittima, il Gup del Tribunale di Cassino, Angelo Valerio Lanna, ha disposto, in data 13.01.16, il proseguimento delle indagini, indicando quale tema di approfondimento l'ipotesi investigativa dell'evento omicidiario all'interno della stazione dei carabinieri di Arce. Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del Comando Provinciale dei carabinieri di Frosinone, alla riesumazione del cadavere e all'applicazione di tecniche all'avanguardia, sia ad opera della professoressa Cristina Cattaneo, del LABANOF dell'Istituto di Medicina legale di Milano che del RIS dei Carabinieri di Roma, questo ufficio ritiene di aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma; parimenti è stata accertata la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma. In tal modo, per la prima volta, hanno trovato riscontri oggettivi le dichiarazioni rese in data 28.03.2008 e 9.04.2008 dal brigadiere Santino Tuzi, nel 2001 in servizio ad Arce, il quale affermò di aver visto, la mattina del 1° giugno 2001, Serena Mollicone entrare in caserma e di non averla più vista uscire. In seguito alla richiesta di nuove verifiche da parte dei familiari del brigadiere Tuzi, è stata disposta nel maggio 2016 la riapertura delle indagini relative alla sua morte, con nuovi accertamenti che hanno evidenziato che il suo suicidio è in stretta relazione con le sue rivelazioni sull'omicidio Mollicone rese pochissimi giorni prima; è stata trascritta per la prima volta una conversazione ambientale nella quale il maresciallo Quatrale, presente con lui in caserma la mattina del 1° giugno 2001, lo invitava esplicitamente a ritrattare le precedenti dichiarazioni. 
Durante i nuovi accertamenti si è proceduto all'ascolto di 118 testi, molti dei quali ponderatamente scelti tra i 1137 più volte già sentiti nel corso dei 18 anni di indagine; sono state effettuate rogatorie in Francia, Polonia e Stato del Vaticano. Pertanto si ritiene che le prove scientifiche, insieme con le prove dichiarative, consentano di sostenere con fiducia l'accusa in giudizio".

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