Omicidio Willy, il giudice Sabella: “la spettacolarizzazione della violenza porta a queste conseguenze”

Il sindaco Alfieri, invece, chiede di passare dalle parole ai fatti con un confronto serio con tra istituzioni, famiglie, giovani e scuola

Ad alcuni giorni dalle esequie del giovane Willy Monteiro e ad oltre 8 giorni dal drammatico omicidio avvenuto a Colleferro è il momento di passare dalle parole ai fatti cosi come sottolinea il sindaco di Paliano che pone l’attenzione sulla necessità di riflettere, indagare ed elaborare soluzioni sulle problematiche sociali alla base della tragedia.

A partire dalla decisa presa di posizione da parte dello Stato, si impone adesso, dopo il momento del cordoglio, il momento del confronto.

“Ringrazio a nome dell’intera comunità il Presidente Conte per aver fatto sentire attraverso la sua partecipazione alla cerimonia funebre del nostro Willy la presenza dello Stato. Il vero lavoro però inizia ora. Non ci fermiamo agli attestati di solidarietà e alla partecipazione e condivisione del dolore, importantissimi ma non sufficienti. Ora apriamo un tavolo di confronto tra istituzioni, famiglie, giovani, scuola e tutti coloro che vogliano farne parte. Un tavolo di confronto che affronti la problematica della violenza, della rabbia e di un disagio sociale che oggi è purtroppo esistente. Individuiamone le cause e cerchiamo tutti insieme di produrre le proposte per contrastarlo. Questo fa una classe dirigente all’altezza e questo ci chiede l’Italia intera”. Queste le parole del sindaco Domenico Alfieri alle quali vanno ad aggiungersi quelle del Magistrato Sabella.

Le manifestazioni nei tre paesi coinvolti

Il magistrato Alfonso Sabella è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sul caso Willy Monteiro e l’attenzione mediatica sugli arrestati. “Non c’è dubbio che ogni soggetto sottoposto ad indagine, qualunque siano le sue colpe, più o meno accertate da sentenze definitive, ha dei diritti che vanno riconosciuti e tutelati, questa è la differenza tra lo Stato e la criminalità – ha affermato Sabella -. Devo anche dire però che quando ti rendi protagonista di una vicenda di questo tipo, il tuo diritto alla privacy viene sostanzialmente limitato, non hai più quel diritto pieno che avevi prima di commettere il reato. E’ chiaro che si crea un’attenzione mediatica molto forte su di te ed è fisiologico che alcuni particolari, non strettamente attinenti alle indagini, possano venire fuori. I giornalisti dovrebbero sicuramente evitare di diffondere notizie non verificate, ma che sono solamente voci di corridoio. Chi riporta certe frasi dovrebbe avere quantomeno il buonsenso di avere delle fonti certe. Anche perché non mi risulta che sia stata riconosciuta l’aggravante dell’odio razziale”.

Le parole di mamma Lucia: "povero figlio mio"

Sulle misure di prevenzione. “Occorre che si metta mano alle misure di prevenzione. Il problema nella criminalità nel nostro Paese non è solo la mafia. Occorre trovare degli altri strumenti di prevenzione più moderni, più adeguati alla nostra società”.

Sull’influenza delle serie tv sulla criminalità. “Prima di cedere i diritti del mio libro al produttore che aveva intenzione di fare una serie tv, ho fatto alcuni patti ben precisi: non ci devono essere equivoci tra buoni e cattivi e lo spettatore si deve alzare dalla sedia con la voglia di stare dalla parte dei buoni.

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In alcuni film invece è avvenuto il contrario. Ne “Il Padrino” ad esempio la mafia viene raffigurata in maniera etica, addirittura epica. Se andiamo a vedere il look di questi ragazzi arrestati per l’omicidio di Willy, ricorda molto i personaggi della serie “Gomorra”. Anche se guardiamo i videogiochi di oggi, ai miei tempi c’era Super Mario, oggi solo giochi pieni di violenza. I neomelodici ai miei tempi cantavano il contadino, oggi cantano i mafiosi al 41-bis, bisogna anche adeguare le norme a questa mutata realtà”.

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