Palestrina, la mamma di Segni decise di partorire a Frosinone. Troppe ancora le domande senza risposta

Com’era ovvio e fin troppo facile da prevedere il nostro articolo di qualche giorno fa sulla triste vicenda della giovane mamma di Segni che ha dovuto girare ben tre ospedali prima di poter

Com’era ovvio e fin troppo facile da prevedere il nostro articolo di qualche giorno fa sulla triste vicenda della giovane mamma di Segni che ha dovuto girare ben tre ospedali prima di poter

partorire alla 34esima, settimana ha provocato molte reazioni, molti commenti in rete e presunte giustificazioni da parte dei vertici del PD regionale. «Nel caso della signora di Segni che giunta alla 34°settimana con complicanze, ha partorito all’Ospedale di Frosinone, non si riscontra alcun problema di cattivo funzionamento del sistema. Era necessario il ricovero presso una struttura ospedaliera con terapia intensiva neonatale – dice il capogruppo del PD in Consiglio Regionale Riccardo Valentini. La partoriente però ha rifiutato il ricovero all’Ospedale di Palestrina – dalla cui struttura sarebbe stata comunque trasferita proprio per garantire la massima sicurezza in un parto che presentava alcune difficoltà – e si è quindi recata a Frosinone dove è stata assistita al meglio. La rete all’assistenza perinatale, nata sugli standard del decreto Ministeriale, ha quindi funzionato e davvero non si capiscono le polemiche dei colleghi dell’opposizione. Alla neo mamma vanno invece i nostri più sinceri auguri». Dall’altra parte NCD e la Destra annunciano un’interrogazione al prossimo consiglio regionale. "I nodi, alla fine, vengono sempre al pettine: una giovane coppia di Segni è stata costretta a girare ben tre ospedali per poter far nascere il proprio bimbo. E questo grazie alla chiusura del reparto maternità dell'ospedale Parodi-Delfino di Colleferro - così in una nota il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, leader de la Destra, Francesco Storace che aggiunge - Meno di due mesi fa, in campagna elettorale Zingaretti aveva fatto il solito lungo elenco di promesse da

elezioni. Passata la tornata elettorale, la Regione ha chiuso la maternità a Colleferro con la soppressione dei reparti di ostetricia, ginecologia, nido e pediatria che, in teoria, sarebbero stati assorbiti dal nosocomio di Palestrina. In teoria, però. Perchè è bastato il caso di una giovane coppia con

un parto prematuro di 34 settimane per dimostrare tutta la illusoria fallacità' di questa idea bislacca. Partiti da Segni, infatti - riporta Storace - i genitori si sono visti rifiutare da Colleferro”.

Fin qui la polemica politica ma come sempre trovare la verità in queste vicende non è mai facile se da una parte è comprensibile lo sforzo di Zingaretti e Co per razionalizzare la sanità regionale e quindi ridurre l’enorme debito accumulato negli anni passati, dall’altro non si capisce come si possano fare tagli cosi importanti, come quelli avvenuti a Colleferro, tenendo conto solo della logica dei numeri. Nell’ampia zona casilina e predestina a sud di Roma i posti letto per i reparti legati alla nascita ed alla cura dei bimbi passano da 24 (12 di Colleferro e 12 di Palestrina) a soli 12, ma soprattutto il servizio offerto va a peggiorare di molto in quanto a Palestrina vi è una sola sala operatoria (con due sale travaglio) ed il personale medico in servizio è sempre di poche unità e quindi gli interventi urgenti subiranno dei ritardi, inevitabili, ma soprattutto non si capisce come una scelta di questo tipo non sia stata supportata con la decisione di mettere una reparto di terapia intensiva neotale cosi da evitare che una povera mamma dopo oltre 50 chilometri venga costretta a farne altrettanti per far nascere il suo povero bimbo che ha deciso di venire alla luce prima del solito.

DF

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