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La selva Frasche  abbandonate e le due quercie tagliate

La selva Frasche abbandonate e le due quercie tagliate

Paliano, alla Selva la Regione taglia gli alberi rovinati ma si rubano la legna pregiata

Da oltre una decina di giorni gli operai del parco dei Castelli Romani stanno intervenendo per cercare di far riaprire al pubblico il Monumento Naturale della Selva chiuso dalla settimana prima di Ferragosto.

Da oltre una decina di giorni gli operai del parco dei Castelli Romani stanno intervenendo per cercare di far riaprire al pubblico il Monumento Naturale della Selva chiuso dalla settimana prima di Ferragosto.

Stanno facendo un duro lavoro perché i danni causati dalla tromba d'aria abbattutasi poco prima del 15 sono stati veramente ingenti. Si sta lavorando alacremente almeno per riaprire le strade di comunicazione all'interno dell'ex Parco Uccelli di Don Antonello Ruffo di Calabria, oggi Monumento Naturale Regionale, che di naturale non aveva proprio nulla perché il tutto era stato costruito dall'intelligenza ambientalista del Principe come veniva chiamato a Paliano.

Orbene gli operatori regionali tagliano le piante, quelle meno pregiate per il fuoco domestico restano tutte accatastate a terra mentre quelle di quercia (nell'area pic-nic dopo il grande prato verde d'ingresso) sono sparite e nessuno sa chi abbia dato l'autorizzazione per prenderle e soprattutto chi l'abbia fatto.

La tromba d'aria, come si ricorderà, aveva letteralmente squarciato due enormi piante di quercia di oltre quanta anni, che quindi sono state completamente tagliate dalla base per evitare ulteriore pericolo. In terra, in questi giorni, è rimasta sono la legna "fresca" mentre il corpo centrale della pianta tagliata è stato portata via, ma da chi? Non dovevano finire all'asta? Da quelle due piante di quercia sono uscite centinaia di quintali di legna.

Nel frattempo il futuro del Parco si fa sempre più nebuloso; il vecchio Parco Uccelli deve finire all'asta. Le altre aste fatte in precedenza sono state vinte dai privati Schina e Nicoli e dalla stessa Regione e con quei soldi sono stati pagati tutti i debiti e quindi adesso la famiglia Ruffo, giustamente, sta cercando di non far fare l'asta per il parco per poter ritornare in possesso di quei 44 ettari di terreno di nonno Fulco, che li aveva messi insieme nel lontano 1926, ossia circa 90 anni fa, insieme a Mastro Neno. Allora, la situazione è questa: il terreno è ancora di Ruffo, la Regione Lazio lo ha preso in affitto dal tribunale ma da due anni non paga la quota mensile (questo quanto riferitoci da alcuni amministratori comunali), però il parco è ancora gestito dalla Regione e quindi viene da domandarsi di chi sono le piante cadute? Di Ruffo? della Regione? o del Tribunale?

Di chiunque siano quelle piante di quercia sta di fatto che dopo essere state tagliate sono sparite e con esse è sparita un'entrata economica che invece sarebbe potuta andare al tribunale per gli affitti arretrati o si sarebbe potuta reinvestire proprio alla selva per tenerla almeno pulita e togliere in modo definitivo il pericolo delle piante che cadono dopo oltre quanta anni di vita. Soldi che sarebbero potuti servire almeno a mettere in sicurezza lo stesso parco, che per fortuna è ancora chiuso e davvero molto pericoloso, basta vedere le foto, qui sotto, che siamo riusciti a fare mentre stavamo andando a piedi a raccogliere le more.

Un parco nato dalla volontà di Ruffo che mai potrà tornare come prima, anche perché la Regione Lazio, sempre che la famiglia Ruffo glielo permetta, ha altri scopi e non certamente quello di rifare un parco naturale che aveva richiamato oltre 10 milioni di persone la cui pubblicità è ancora visibile nei pressi di Milano.

Giancarlo Flavi

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